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lunedì 25 luglio 2016

Una vita e mezza


Una vita e mezza
Una Vita e Mezza


è un libro che parla soprattutto dell’assenza. O meglio della ricerca, tanto demotivata quanto inconsapevole, di come si può costruire una ciambella salvagente intorno a quel buco che ti si crea dentro quando perdi una persona. Cosicché quel buco, che risucchiava tutto il presente privandolo di senso, possa trasformarsi nel nostro galleggiante. E addirittura salvarci, traghettandoci verso il futuro. 

È la storia di un viaggio, metaforico quanto reale, di un ragazzo che è stufo del suo galleggiare, ma che non sa dare una scossa alla propria esistenza. Così parte fidandosi e affidandosi al suo amico, sperando che qualcosa di imprevisto lo colga per assaporare un po’ di brivido della vita. 
Riuscirà a trasformare il suo futuro innamorandosene anziché rimanendone schiacciato e afflitto? 
Se c’è un’intenzione mirata in tutto ciò, è la creazione del neologismo che indica il dolore per il futuro mancante, la mellontalgia. In contrapposizione con la nostalgia, che indica l’afflizione per il ritorno a casa (nostos), per il passato, per l’infanzia, questa è l’afflizione per to mellon cioè l’avvenire o le cose future, in greco antico. Vuole indicare un dolore attribuito al futuro negato e non vissuto. A ciò che poteva essere e invece non sarà mai. Chissà se se ne sentiva la mancanza.

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venerdì 21 marzo 2014

schierano villette

schierano villette
sdrenano prati, versanti e greppi
in cima a collinette,
che nn ce cresceria più manco i zeppi.

'n ettaro de gnente lasciato a maggese
recintato de sterpi e co 'n fosso rittappato
che pe' chiamallo verde pubblico de paese
ce vo' più fiato che affronta' un leone 'ncazzato;

da tutte le parti nun c'è segno de tera pettinata
tante case vòte e giusto quaduna già 'ffittata
senza na piazza, 'n pizzicarolo o 'n senzale

perché a vole' vede 'r mare nun c'è niente de male...
co' la coscienza rinnovabile e pulita 'n generale
e 'n pannelletto solare 'n cima ar tetto inarivabbile





giovedì 6 marzo 2014

dai dai dai

trasforma' l'ansia da produzione 'n fomento,
l'ansia da performazione 'n spontanità,
puro se sempre serve e sempre servirà
l'in bocca ar lupo ner cominciamento,

a patto che 'a fortuna sia accostata da'a coscienza
ché 'n certi lavori non conta vince, ma la dignità
e bisogna aricordasse de dove' trasforma'
'o spettro d'a morte in ombra d'a 'ntelligenza.

Noi che semo parte de'a Combriccola dei Cojoni
piuttosto cercamo de non finì male,
che a la fine ce rimettono sempre i bòni

e la cosa nu è scontata né banale...
ma se vòi porta' a casa quelle bòne 'ntenzioni
bisogna agitasse con carma... senza esagerare!








occorre trasformare l'ansia da produzione in euforia, l'ansia da prestazione pubblica in spontaneità, anche se sempre serve e sempre servirà l'in bocca al lupo quando cominci qualcosa; a patto però che la fortuna sia accompagnata dalla coscienza, perché in certi situazioni non è difficile tanto vincere, quanto mantenere alta la dignità; e occorre ricordarsi di dover trasformare lo Spettro della morte in Ombra dell'intelligenza (le due facce dell'ansia). Noi che facciamo parte del gruppo dei bonaccioni piuttosto cerchiamo di non finire male: perché alla fine purtroppo chi ci rimette sono sempre i più buoni e sensibili. E se invece vuoi riuscire ad ottenere il risultato, è necessario tenere alta l'attenzione e la guardia, ma senza che questo comporti problemi di gestione del panico.









e quanno

pubblicità promozionale spudorata a questi bravi ragazzi
che stanno esportando sincerità castellana in  Italia.
Nella foto l'anfiteatro de Santa (maria ndr), dove girarono
le riprese del video Aiutatemi. E io li aiuto.
e quando pe' l'italia a gira' come 'n pazzo
drentr'ar frigo ce terai solo un panino
tornerai sdrenato a dire: "kutso!
me pare de sta ancora a marino"

 ma soprattutto quanno
 giranno 'n motorino
pe' le strade der monno
pe' sentitte 'n po' bambino

vedrai l'odor de casa
e smanierai pe' non sai che cosa
con la testa d'un tratto 'nvasa...

le lacrime cadranno e non saprai che farci
appena sentirai l'odore d'ovi marci
ricordanno commosso cava d'i serci

famo breccia

Famo breccia ner core de la gente,
famo breccia e 'na guera 'ndipendente;
famo breccia su tutte quante ste mmonnezze,
sur fatto de Cerroni e su st'artre schifezze;

famo breccia ner muro che divide e che ferisce,
perché uno è a tinta unita e uno è fatto a strisce...
E si famo breccia su tutte 'e discriminazioni
famo breccia puro su 'e cementificazioni!

Famo breccia a parlà d'energia nòva pulita
sparagnamo euri, che la strada qua è n salita!
famo breccia perché io c'ho 'r core rotto

c'è sempre quarcosa per cui nun te pòi move
noi famo breccia perché risorta r sole
ché nun sopporto de nun pote' fa tutto!!




martedì 4 febbraio 2014

#famobreccia (and i'm giving it all, it ain't much i'm asking, if you want the truth, here's to the future)


Famobreccia ner core de la gente,
famobreccia e 'na guera 'ndipendente;
famobreccia su tutte quante ste mmonnezze,
sur fatto de Cerroni e su st'artre schifezze;

famobreccia ner muro che divide e che ferisce,
perché uno è a tintaunita e uno è fatto a strisce...
E si famobreccia su tutte 'e discriminazioni
famobreccia puro su 'e cementificazioni!


Famobreccia a parlà d'energia nòva pulita
sparagnamo euri, che la strada qua è n salita!
famobreccia perché io c'ho 'r core rotto

c'è sempre quarcosa per cui nun te pòi move
noi famobreccia perché risorta r sole
ché nun sopporto de nun pote' fa tutto!! 






Una società piena di barriere architettoniche, di muri ideologici e di impedimenti. Un mondo disgregato e una società sfilacciata da anni di berlusconismo, che ha visto lo scandalo fiorito nascere proprio nella regione Lazio. La logica del “tutti uguali” trascina verso il fondo ragazzi e volontari onesti, che questi fenomeni li combattono da sempre, che combattevano già i presupposti che avrebbe favorito il malaffare; trascina verso il fondo le energie migliori di questa politica che spesso può contare sul valore personale e sulla storia privata di centinaia di militanti. Dunque proprio adesso è il momento per quei militanti di mettersi in gioco, di candidarsi tutti quanti per rinnovare e finalmente rigenerare questo partito. E' necessario impegnarsi di più nei momenti di maggior difficoltà, perché si sappia che un modo diverso c'è di fare partito e di essere democratici, per incarnare la volontà di quegli iscritti e di quegli elettori che non vogliono rassegnarsi al non-voto e non vogliono rassegnarsi al qualunquismo che fa tabula rasa di esperienze e battaglie interne alla politica, nel recinto della democraticità. Combattute innanzitutto sul piano culturale e non su quello della grettezza. E' necessario rompere quel muro, fare breccia.
Io il 16 febbraio alle primarie aperte, sostengo Marco Guglielmo segretario del Pd regione Lazio. Se c'era bisogno di dirlo.

giovedì 30 gennaio 2014

vivere

Primo:
fermate 'n secondo
a guarda' 'r cielo terzo,
abbrucia 'r quinto quarto
de paja e rimettite 'n sesto. 


Poi esci de casa e comincia sta battaja.







per prima cosa fermati un secondo a guardare il cielo terso (che in romano se dice co la zeta), brucia la tua coda (il quinto quarto sono gli avanzi della macellazione, quelle usate per la cucina povera di cui fa parte anche la coda alla vaccinara) di paglia e mettiti in sesto. Ovvero abbatti i tuoi sensi di colpa ed esci di casa per affrontare la vita.

domenica 12 gennaio 2014

soridi ar cielo che te guardo


('a parte femmina de ddio)

io n'n so tanto bòno co l'emozioni
e coi sentimenti me se rinturcineno 'e budella,
io co'e parole posso puro fa canzoni,
ma mai saprei descrive quella

che te s'appiccica sull'occhi
quanno guardi 'na luna che sbrilluccica...
che certo nun è quella che tocchi
se non cor còre che te ruzzica

su pe'r gozzo.
Esprimo 'r desiderio che te s'allarghi 'n soriso,
pe' st'ennesimo giorno che come ariva se n'andrà via...

'n fonno ar pozzo
m'aspetto sto regalo sur tuo viso,
dorcissima e malinconica sophia




martedì 14 maggio 2013

la Cancelliera

LA CANCELLIERA

è lei che cede a prezzo fisso la carne
lei che la vende al chilo o al minuto
che delle emozioni non sa più che farne
e che i sentimenti rimasti sono uno sputo
 - non farti baciare da quella puttana
   il suo alito fetido sporcherà i sedili
   il suo culo da bimba Madonna cristiana
   strappale quello insieme ai vestiti -

guarda le lacrime, gli occhi sbafati
che certo hai tirato troppo i capelli
una frase di troppo tra i tuoi ululati
un insulto e sul culo uno schiaffo di quelli
che poi non è pianto, è così silenziosa
che se meno più forte vedrai è un altra cosa

 - non vuole baciarti questa ragazza
   col viso rigato nello sguardo muto
   adesso è una gara a chi più disprezza
   ora che c'ho i sentimenti in uno sputo -
ma quanto costa stringerti le mani
a me che di giorno di mestiere le stringo
e sorrido sempre fino all'ultimo saluto,
io che di certo avrò un domani
e regalo anche io solo quello che figo
a un prezzo infame rispetto al valore
dice chi conta questo dolore
ma noi non giochiamo con quello che è caro
chi sesso, chi anima cede al denaro
ascoltala bene tu che sei fermo
questo lamento in silenzio d'inferno

 - non ti bacerà neanche questa puttana
   che un'anima nuova lei sa, non ha prezzo
   la sua luce accesa è molto lontana
   nascosta dai calci e dal tuo disprezzo -

perciò con i soldi, no non la spegni.






'A CANCELLIERA

è lei che cede a prezzo fisso 'a carne
lei che la venne ar chilo o ar minuto
che dell'emozzioni n'n sa ppiù cche fanne
e che i sentimenti rimasti so 'no sputo
n'n te fa bascià da chella puttana
sct'alito zozzo, t'è dà ì verso i sedili
quer giovane culo da bella cristiana
stappaje quello 'nziem' ai vestiti

anvedi che lacrime, l'occhi sbafati
che certo si tirato troppo i capelli
'na frase de troppo tra l'ululati
'n insurto e sur culo 'no schiaffo de quilli
"che ppoi n'n è pianto, sta silenziosa
che si meno più fforte vedrai è 'n'atra cosa"

n'n te vò bascià sta bella regazza
cor viso segnato e 'o sguardo muto
che mo è 'na gara a chi più disprezza
mo so io che c'ho i sentimenti a 'no sputo
ma quanto me costa strignete 'e mani
a me che de giorno de mestriere 'e strigno
e sorido sempre fino all'urtimo saluto
io che de certo c'avrò 'n domani
e rigalo pur'io solo quello che fingo
a 'n prezzo 'nfame rispetto ar valore
come dice chi conta tutto sto dolore
ma noi nun giocamo co quello che è caro
chi sesso chi anima cede ar denaro
ascoltala bene te che stai fermo
sto lamento 'n silenzio assordante de 'nferno

n'n te bascerà manco ssa puttana
che 'n'anima nòva c'o sa nun c'ha prezzo
la luce sua è 'ccesa lontana
nascosta dai carci e dar tuo disprezzo

perciò coi sordi, no nu' la smorzi

sabato 29 dicembre 2012

un sonetto malinconico

Cor còre gonfio de na sera
so 'nnato avanti 'na vita 'ntera,
ché puro s'amo finito a esse 'n due come s'era detto
a me l'amore m'è rimasto sempre 'm petto.

Che ssi puro m'avessero detto er finale
de sto giro troppo corto de giostra,
io me rivivrebbe tutto tale quale
solo pe' quer tutto ch'era 'a vita nostra.

Che ssi c'hai paura de falle male
certe cose te li tenghi drento,
 io 'nvece penzo tanto vale

succhisse er còre der momento
accettano 'nfonno e'rischio che divenghi solo 'n ricordo mio.
Pe' vive 'n attimo de vivo sentimento.




sabato 5 novembre 2011

L'INFINTO de Leopardi (in arbanense stretto stretto)


ao comme t'o riccommanno quer montarozzo,
se non fosse che ce sta na fratta 'n mezzo ar cazzo,
che quanno stao seduto a'a sperelle 'n cima a'a sedia,
e poco ce sse vedea pe' via d'a fratta,
c'era 'n silenzio che io nn sò mmai 'nteso,
che quasi me cachevo sotto se ce stevo solo.
Ma si é che 'mpò d'arietta 'sceva da l'arberi
era popo o momento che toccheva issene via,
ché m'arivenevano 'n mente tutti l'anni addietro
sta stagione, quill'atra e quill'atra appresso ancora...
nun te dico che magone!
ma sì che sò fregnone...
che ppò isso più saleva,
più a mi daje che me piaceva!


Sempre caro mi fu quest'ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l'eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: e il naufragar m'è dolce in questo mare