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| Una Vita e Mezza |
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riflessioni culturali personali locali e transnazionali per commozioni cerebrali
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| Una Vita e Mezza |

la solitudine…
L’uomo è solo nella sua condizione, è sempre estraneo all’altro, è sempre straniero. Solo. Non perché sia diverso fisicamente, ma umanamente; a livello di umanità. L’umanità, il modo di vedere le cose, la propria solitudine, è fatto di concetti e di idee. Di segmenti culturali plasmabili. I filosofi, d’altronde, fanno questo di mestiere: danno forma e coerenza alle cose plasmandole con le parole.
Gli stampi sono di une materia nuova, vi avverto. Sono stati fusi domani mattina. Se voi non avete, di questo giorno, il senso relativo della vostra durata, è inutile tramandare voi stessi, è inutile guardare davanti a voi perchè il davanti è il dietro, la notte è il giorno. E…
la solitudine…
le parole che posso offrirvi per codificare questo mondo di idee è nuovo. Sono stampi che non esistono, che escono fuori dagli schemi, senza un punto fisso, senza autorità potremmo dire, relative al proprio essere; rapportare un singolo giorno non alla durata oggettiva ma in rapporto ai propri singoli giorni. Tutto potrebbe significare altro, essere tutt’altro. Il tempo cambia il suo senso.
la solitudine…
i lavavetri che funzionano da lavanderie automatiche che si ‘attivano’ con lo scattare del rosso, imperturbabili seguono il funzionamento del semaforo stesso per lavarvi i vetri, fungono da poliziotti del detersivo che voi usate come lavaggio di coscienza mentre lasciate delle elemosine. Loro stanno lì apposta (li tollerate appositamente, lamentandovene come sempre, ma se stanno lì è perché fanno ‘comodo’ al sistema, gli è funzionale) per lavarvi quello che considerate coscienza, ma non lo fate né per solidarietà vera, né per spudorato lavaggio di coscienza, ma come impulso nervoso che tendete a giustificare razionalmente come pietà. Ecco un nuovo stampo di cui parlava prima. Meditate la vostra umanità.
la solitudine...
La disperazione, del poliziotto del detersivo, è una diversa e superiore di critica. Potremmo chiamarla felicità, visto che ormai per voi le parole non servono più ad esprimere umanità ma un mezzo, per chi non è in grado di esprimere emozioni, di tenere a bada la coscienza. Quella coscienza che abbiamo già detto essere istinto razionalizzato. Altrimenti come si potrebbe pensare che una persona sia ‘felice’ nella disperazione della povertà ridotta ad un semaforo? Ecco un altro stampino.
Del codice civile ne parleremo più tardi. Per ora, io vorrei codificare l’incodificabile. Io vorrei misurare il pozzo di San Patrizio delle vostre democrazie. Vorrei immergermi nel vuoto assoluto e divenire il non detto, il non avvenuto, il non vergine per mancanza di lucidità.
La lucidità me la tengo nelle mutande.
Ma non voglio parlarvi delle regole del vivere comune, del Codice Civile. Vorrei dare un senso a cosa non ne ha più, vorrei misurare gli approvvigionamenti su cui la democrazia fonda la sua sopravvivenza. Voglio ovvero sollecitare al pensiero sul mondo che viviamo. Vorrei essere libero da preconcetti e da costrutti artificiosi; vorrei non essere vergine per mancanza di lucidità. La lucidità me la tengo nei pantaloni (tornando al codice civile …
Lei sfogliava i suoi ricordi, le sue istantanee, i suoi tabù,
Aida è una italiana qualsiasi, rappresentazione dell’Italia stessa. Sfoglia i suoi ricordi, dalle sue tradizioni ai suoi passaggi storici fondamentali. L’Italia è contadina e bambina e appena unificata e già in difficoltà con i totalitarismi del ‘900 ( eja eja alalà è un grido di guerra antico, ripreso dal fascismo anche nelle sue propagande di regime). Cattolicesimo e fascismo, lusso di una borghesia nascente (i “vestiti di lino e seta” dicono ricordi una frase dell’istituto luce sul matrimonio di Ciano con la figlia del duce. Non so se questo filmato però fosse conosciuto da Rino nel ’77), Marlene e Charlot sono due personaggi famosi nel pre seconda guerra mondiale. La prima era l’amore del soldato (lilì marleen, canzone che cantò anche Marlene Dietrich) il secondo il film autobiografico di Charlie Chaplin . Ma dopo Giugno (del 1940, l’Italia entra in guerra) inizia il gran conflitto, la Libia era Italiana da tempo e ci fu nel settembre del ’40 l’invasione dell’Egitto inglese. Dopo l’inizio della nuova Era Fascista (con addirittura l’appellativo di Impero) cominciò l’accordo indissolubile tra Italia e Germania, ci riempirono di svastiche e di coprifuoco (i fanali delle torrette di vedetta, la notte)
più rosso d’amore
Dopo 3 anni di guerra arrestano Mussolini e cade il fascismo, si organizza velocemente la resistenza e di fatto l’Italia viene liberata dagli alleati, ma con grande impegno dei Partigiani. Si ritorna alla pace si, ma con forti tensioni tra fascisti e antifascisti (soprattutto socialisti e comunisti), tra repubblicani e monarchici.
Aida la costituente, la democrazia e chi ce l’ha ?
Una bellissima Italia che riparte nel dopoguerra, tra compromessi tra parlamentarismo e rivoluzione, ripartire a costo di fame e povertà per un bene superiore: la pace e la patria da ricostruire. La diatriba ora è tra democristiani e comunisti (DC e PCI sono i due partiti che si contenderanno per 50 anni il governo del paese) per un paese sedicente democratico ma che alla fin fine (vincendo sempre la DC con il pesante sospetto di una ingerenza internazionale nell’esclusione del PCI al governo, che già nel ’77 c’era), sta dimocrazia dove sta??
e poi trent’anni di safari,
fra antilopi e giaguari,
sciacalli e lapin…
Aida come sei bella

Poi trent’anni (la canzone è sempre del ’77 quindi erano solo trenta gli anni di Repubblica) di safari, di bestie (documentarsi sullo scandalo della “Lochide”, l’azienda Lockheed Corporation, per farsi una idea: l’antilope era un nome in codice di un politico italiano implicato in uno scandalo di mazzatte internazionale), sciacalli che speculano sulle disgrazie di quelli a cui la fame bussava (che siano dalla parte di Cristo o di Stalin, al potente non importa) e lapin (animale famoso per essere pelliccia di ricca donna)
Aida come sei bella, ciononostante.
Diciamocelo chiaramente: nessuno di voi si aspettava Lucio Dalla. Zitto zitto cacchio cacchio è una vera bomba! Ovviamente ero tentato di fare Disperato Erotico Stomp, dello stesso album del 1977 (annus memorabilis), ma ho optato per questa, data la folgorazione avvenuta a causa di una fiducia parlamentare, una rivolta dei sensienti e di un fratello inconsapevole.
Siamo noi siamo in tanti
Ci nascondiamo di notte
Per paura degli automobilisti
Dei linotipisti
Siamo i gatti neri
Siamo i pessimisti
Siamo i cattivi pensieri
E non abbiamo da mangiare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare
Siamo in tanti, la maggioranza, quasi tutti; siamo la gente normale paurosa delle piccole cose, delle superstizioni, delle cose che non conosciamo (i linotipisti: quanti di voi sanno che sono in realtà semplici tipografi?), siamo poveri cristi di quelli da chiacchiera di paese, spesso che non arriva a fine mese. Ma la cosa è più profonda di quanto si pensi. Il mare è il pensiero.
Babbo, che eri un gran cacciatore
Di quaglie e di fagiani
Caccia via queste mosche
Che non mi fanno dormire
Che mi fanno arrabbiare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare
Babbo io sono una persona semplice, te che eri cacciatore, caccia via da me questi pensieri inutili, a cui è meglio non pensare, di cui non ne capisco l’utilità e che mi danno rabbia. Pensate all’elettore che non si interessa di politica, lo infastidisce addirittura, ma quando vede certe cose in tv si arrabbia anche senza capire tutte le dinamiche. Anche nella mia semplicità, ho diritto di esistere ed esprimere la mia opinione. sembra un pensiero superficiale, ma in realtà è molto profondo. Come il mare.
E’ inutile
Non c’è più lavoro
Non c’è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare
Non c’è più rimasto niente, c’han levato tutto, Dio o chi per lui (era il ’77 …sembra un chiaro riferimento ai democristiani!) ci vuole dividere (“avanti al centro contro gli opposti estremismi!”disse il Dio gucciniano ahaha). Sembra ancora un pensiero sciocco. Qualunquista e ‘antipolitico’ (diremmo oggi), ma tuttavia è profondo.
Con la forza di un ricatto
L’uomo diventò qualcuno
Resuscitò anche i morti
Spalancò prigioni
Bloccò sei treni
Con relativi vagoni
Innalzò per un attimo il povero
Ad un ruolo difficile da mantenere
Poi lo lasciò cadere
A piangere e a urlare
Solo in mezzo al mare
Com’è profondo il mare
Con la forza della manifestazione e dello sciopero (il ricatto del lavoro in cambio di diritti) l’uomo può fare tutto: è il progresso. Gli anni sessanta avvengono veri prodigi grazie alla mobilitazione generale e alla partecipazione cittadina. Il povero si innalzò ad un ruolo difficile da mantenere, quello di essere il centro dell’azione politica. Ma durò poco, presto ci si dimenticò di lui. Tipico. E lo si lasciò in mezzo al mare dei suoi pensieri, della sua emancipazione ormai avvenuta ma non più adeguatamente guidata.
Poi da solo l’urlo
Diventò un tamburo
E il povero come un lampo
Nel cielo sicuro
Cominciò una guerra
Per conquistare
Quello scherzo di terra
Che il suo grande cuore
Doveva coltivare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare
E presto infatti si verificano le guerre tra poveri, ci si litiga per uno spicchio di terra, per la propria egoistica sopravvivenza. E la frantumazione dei movimenti ‘dei poveri’.
Ma la terra
Gli fu portata via
Compresa quella rimasta addosso
Fu scaraventato
In un palazzo,in un fosso
Non ricordo bene
Poi una storia di catene
Bastonate
E chirurgia sperimentale
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare
La terra al povero fu portata via, non gli rimase niente e fu scaraventato senza cura picchiato e incatenato (sembra quasi Mio Fratello è Figlio Unico “sfruttato represso calpestato odiato” di Rino Gaetano dell’anno prima). La riflessione sulla fine che han fatto il ruolo dei poveri nella società…
Intanto un mistico
Forse un’aviatore
Inventò la commozione
E rimise d’accordo tutti
I belli con i brutti
Con qualche danno per i brutti
Che si videro consegnare
Un pezzo di specchio
Così da potersi guardare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare
Poi qualcuno che evidentemente aveva poco a che fare con la terra di cui sopra (il mistico rinuncia ai beni terreni e l’aviatore vola…) si commosse del fatto e rimise tutti d’accordo, ovviamente svantaggiando gli svantaggiati come fan tutti.
Frattanto i pesci
Dai quali discendiamo tutti
Assistettero curiosi
Al dramma collettivo
Di questo mondo
Che a loro indubbiamente
Doveva sembrar cattivo
E cominciarono a pensare
Nel loro grande mare
Com’è profondo il mare
Nel loro grande mare
Com’è profondo il mare
Nel framentre coloro i quali stanno sempre zitti, che secondo me in questo caso sono i bambini, i più giovani ai quali sembrò subito una situazione di ingiustizia totale e dramma collettivo del mondo e fu così che cominciarono a pensare. A scoprire la profondità del pensiero. Del loro pensiero.
E’ chiaro
Che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa
E’ muto come un pesce
Anzi un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perchè lo protegge il mare
Com’è profondo il mare
Certo
Chi comanda
Non è disposto a fare distinzioni poetiche
Il pensiero come l’oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare
Queste ultime due meravigliose ultime strofe non hanno bisogno di commenti ed esplicano secondo me tutto il resto della canzone!
Fai le tue scelte, scopri le tue potenzialità, cresci, espanditi fino ad esplodere… CERCA IL FATTORE X CHE è IN TE ahahahahahaha buona lettura belli!
Cosa ci fai
In mezzo a tutta
Questa gente
Sei tu che vuoi
O in fin dei conti non ti frega niente
mi ricorda un po’ il “farai l’amore per amore o per avercelo garantito” di DeAndré. Stare in questa situazione ti va o ti è indifferente, qual è la tua volontà? non lo sa nemmeno Lei evidentemente…
Tanti ti cercano
Spiazzati da una luce senza futuro.
Altri si allungano
Vorrebbero tenerti nel loro buio
anche qui mi torna in mente Verranno A Chiederti Del Nostro Amore:”non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole”. Tanti ti tirano per la giacchetta e vogliono da te qualcosa, ma alcuni sono’impresari’ abbagliati dal tuo splendore, altri sono invidiosi che vorrebbero trascinarti nella loro meschinità, vorrebbero tarparti le ali.
Ti brucerai Piccola stella senza cielo.
Ti mostrerai Ci incanteremo mentre scoppi in volo
Ti scioglierai Dietro a una scia un soffio, un velo
Ti staccherai Perche’ ti tiene su soltanto un filo, sai
la piccola Star disorientata che non ha ben chiaro cosa vuol fare col suo talento (che sia la voce, la bellezza, la tenerezza o quant’altro, uso la parola nell’accezione latina, sviluppa il tuo ‘carisma’), ti ‘brucerai’ a giocare col fuoco. Ti metterai in mostra fino a farti esplodere (è la fine di tutte le stelle, la supernova!). Ti scioglierai, sparirai (come le meteore) dietro una cazzata, ti staccherai perché la tua vita (artistica), come tutti è appesa ad un filo.
Il ritornello secondo me è fantastico perché oltre a parlare di questa Piccola Stella, questa ragazza, fa anche una splendida metafora visiva di una stella cadente, che poi tutti sappiamo nn essere vere stelle quelle della notte di san lorenzo, ma solo pezzi di meteorite ecc… però noi che siamo romantici di queste cose ce ne infischiamo!
Tieniti su le altre stelle son disposte
Solo che tu a volte credi non ti basti
Forse capitera’ che ti si chiuderanno gli occhi ancora
O soltanto sara’ una parentesi di una mezz’ora
Fatti coraggio, compi la tua scelta e mettici coraggio, perchè sei un vero talento, il jetset ti accoglie a braccia aperte, il tuo può non essere momentaneo ma duraturo, solo che tu pensi sempre di non essere sufficiente, di non essere all’altezza (l’autostima dei timidi e degli emotivi è sempre scarsissima!) forse ti capiterà che sognerai ancora, che vivrai ancora di questi splendidi momenti di successo, o sarà soltanto ancora un’ultima apparizione momentanea, un cameo di mezz’ora??
sta a te deciderlo, sta a te decidere il tuo cielo!
Ti brucerai Piccola stella senza cielo.
Ti mostrerai Ci incanteremo mentre scoppi in volo
Ti scioglierai Dietro a una scia un soffio, un velo
Ti staccherai Perche’ ti tiene su soltanto un filo, sai
partiamo dal presupposto che il video ufficiale è girato a Venezia con le gondole volanti, l’unica cosa certa è che la bimba segue le pietre e il suo “viaggio iniziatico” che le ha preparato per lei il suo amichetto :) guarda il video ufficiale
e così in preda allo stress più acuto e alla mancanza esagerata di tempo, mi sono rinchiuso qualche ora a fare una delle cose che mi piace fare :) fregandomene per un attimo dei doveri: le esegesi.
Finito qua, più carico di prima, tornerò a lavoro. Proprio perché il tempo di svago è ultrapochissimo ne ho scelta una ad alto valore simbolico, ma tutto sommato facile da interpretare. Spero sia di vostro gradimento.
Il ragno sa bene che si va al podere con schede firmate da prede incollate alle tele, ci sa fare, la vespa gli concede l’alveare: “Abbiate fede, le cose stanno per cambiare”, vaneggia, vive in una reggia e cicaleggia ad oltranza comizi della sostanza di una scoreggia, mostra cimici, cita saggi e si pavoneggia, noi scarafaggi all’oscuro di ciò che maneggia, si ribella la formica rossa che rissa, con la nera che la manganella quando passa, come un fuco la sbattono in cella se scassa, specie se ha la cresta e non l’abbassa, la mosca verde, ebbra di merde, si perde spesso tra le stronzate del congresso, scarica le mosche tze tze nel cesso che nessuno può stare nel soggiorno senza permesso.
A me pare abbastanza evidente che il Ragno sia Sua Emittenza Mr.B. che ha ben capito che si va al potere con schede firmate (con una X) da prede (elettori) incollate alle tele(visioni). E’ indubbio che ci sappia fare e la Vespa (bruno) gli concede l’alveare (porta a porta) per firmare il suo Contratto con gli Italiani. Vaneggia, dice cazzate, mostra cimici (le spie che si ritrovò in casa nel ’98 e poi, chetelodicoafare, ce se le era messo da solo, www.repubblica.it/online/fatti/micros/micros/micros.html), cita saggi (Erasmo sulla ‘lucida follia’: le decisioni più sagge e più giuste non derivano dal ragionamento ma da una lungimirante follia”) e si pavoneggia, noi Scarafaggio siamo all’oscuro di ciò che maneggia. La formica rossa (comunisti) che rissa con la nera (fascisti o guardie, che dir si voglia) che la manganella quando passa, la sbattono in cella come un fuco inutile soprattutto se ha la cresta (con richiamo alla capigliatura tipica dei punkettoni) e non l’abbassa (metaforicamente abbassare la cresta, essere più umili). La mosca verde (i leghisti) ebra di merde si perde dietro a proclami, spot e cazzate, ma di fatto scarica la mosca tze tze (la mosca africana) nel cesso perché evidentemente non ha il permesso di soggiorno.
Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel sedere.
Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel…
Nota anche tu finalmente che questi che questa è una volgare guerra per il potere combattuta da insetti vergognosi… e se ti chini ma non riesci a vederlo è tutto normale perché lo stai prendendo un’altra volta nel culo!
Del podere sono insetti inetti per molti aspetti asettici manicaretti per i rettili, chiusi in parlamenti come tarli nei cassetti, talmente assenti che li prendi per suppellettili, hanno vite piatte come blatte, piattole nelle patte di notti con lucciole nelle bettole, sparano sciami di frottole, ma nascondono le pallottole come zecche tra le setole. Come i coleotteri fanno i brillanti, seducono amanti mantidi con manti di diamanti, e i grilli, lucidi cantanti d’idilli, ammutoliti da insetticidi epuranti di bruchi benestanti, che pagano crisalidi per ali di farfalla, ma restano ripugnanti. Alibi da libellule stagnanti che andando avanti fanno più ammutinati che nel Bounty.
Questi insetti che litigano per il potere sono inetti, per molti aspetti solo succulento cibo per rettili, sono chiusi nelle stanze del potere come i tarli lo sono nei cassetti (ovvero è proprio nelle stanze in cui sono chiusi che trovano il loro habitat e il loro sostentamento), talmente fermi ed inutili da scambiarsi per soprammobili, la loro vita è piatta come quella dei scarafaggi, come piattole (appiccicati) ai pantaloni di puttane in alberghi la notte, dicon sempre cazzate ma le mascherano come le zecche tra il pelo degli animali. Tutti i politici in genere sono ‘brillanti’ e forse si riferisce ai coleotteri perché sono insetti a ‘metamorfosi completa’ ovvero passano i 4 stadi (uova, larva, pupa, insetto perfetto), seducendo amanti come mantidi (che fagocitano i loro ‘uomini’) che ricoprono di diamanti. E i grilli (i cantanti) che perdon tempo a cantare di sole-cuore-amore, stanno zitti essendo ‘narcotizzati’ dal ben pensiero dei giornalisti intellettualoidi che scambiano bruchi per farfalle, ma rimanendo poi bruchi senza mai trasformarsi in farfalla, restano ripugnanti e a lungo andare faranno più dissidenti che nella famosa nave bounty.
Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel sedere.
Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel…
Edizione straordinaria del podere della seraaaa…
Vedova nera piange per l’ape guerriera, licenziata in tronco la termite si dispera, millepiedi danno calci in culo alla frontiera, l’acaro ride perchè il mondo è una polveriera. La fanfara anticipa il corteo eccitato come una zanzara con il neon, imbizzarriti come tafani su cavalli da rodeo volano paroloni che nemmeno a Scarabeo. E lui “Marameo!”, non li ha cagati, pensa al suo team di coccinelle che eccelle nei risultati, certi grattacapi noiosi li affida a pidocchiosi avvocati che ragni dal buco ne hanno cavati, quindi c’è chi lo vuole sottoterra lombrico, chi gli piazzerebbe un bombo sull’ombelico, chi come una lumaca se lo suca e si accontenta di dargli una cavallettata sulla nuca!
Edizione straordinaria del Corriere della Sera: tutte cazzate. Il corteo è sempre molto rumoroso ed eccitato e partecipato, sempre con grande rabbia e grande foga, ma lui come al solito fa ‘marameo’ alla folla, ovvero non li caga, pensa piuttosto al Milan (le coccinelle sono rosse e nere) che eccelle nei risultati, mentri queste beghe le affida a Ghedini che alla fine riesce sempre a farlo prescrivere. C’è chi lo vorrebbe sottoterra (morto), chi gli metterebbe una bomba addosso, che se lo succhia come si fa con le escargot (i lecchini, insomma) e chi gli ha dato una cavellettata (il treppiede di roberto del bosco docet) sulla nuca!
“questo è un periodo dove è sicuramente difficile trovare dei punti di riferimento: questa canzone parla di quello che non c’è.”
Ho questa foto di pura gioia
E’ di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c’è
un bambino fantasioso, felice, che gioca con la pistola ammazzando mostri
Quest’alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull’acqua e
Su quello che non c’è
Arriva l’alba o forse no
A volte ciò che sembra alba Non è
Ma so che so camminare dritto sull’acqua e
Su quello che non c’è
quando cresci perdi la capacità di giocare e fentasticare… alito di angelo che mi lecca il cuore, è una immagine pittoresca, questo angelo custode dei bambini che ci respira accanto e ci accarezza il cuore (dorce come un zucchero!) non ha più sapore/senso quando si è cresciuti, i sogni abdicano e lasciano il campo al razionale: babbo natale non esiste! Ma credo proprio di fare qualcosa di impossibile/divino, so che posso credere all’esistenza di quello che razionalmente non c’è. Ma ecco arrivi tu a dimostrarmi che posso, un’alba, una speranza… e anche se spesso ciò che sembra, poi non si rivela confacente alle nostre aspettative, non significa che non ci si possa provare, che non si possa sperare, che non si possa fantasticare sul futuro. La razionalità lascia poco spazio alla fantasia e questo è il male del mondo. Ma io so che posso ancora sognare, posso fare qualcosa di divino, posso ‘creare’, posso camminare dritto sull’acqua su ciò che è irrazionale e fantastico: su quello che non c’è.
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c’è
Voglio scegliere io la mia vita, rivoglio le mie ali nere e il mio mantello, i miei sogni… la chiave della felicità è la disobbedienza in sé a quello che non c’è. La felicità è disobbedire agli ordini, alla razionalità, alle regole imposte contro la fantasia, a quella razionalità che non esiste ma che ci ostiniamo a perseguire. Questa vita da adulto ci tarpa le ali… e io le rivoglio! [vedi il video ufficiale]
Il mio modo di morire sano e salvo dove m’attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c’è
perciò io maledico questa mia estrema razionalità e incapacità di sognare, che anche quando muoio mi fa rimanere sano e salvo: che cosa m’è rimasto? il mio modo di rimanere così, sperando sempre che qualcosa cambi e senza far niente per cambiare….
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull’acqua e
Su quello che non c’è
mi occupo dei dettagli, delle questioni contingenti e degli impegni quotidiani e tutto mi riesce bene, le foglie sono forti, ma sono costretto ad ignorare che le cose importanti, la mia felicità non c’è più
Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è
Fottendosi da se, fottendomi da me
Per quello che non c’è