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lunedì 25 luglio 2016

Una vita e mezza


Una vita e mezza
Una Vita e Mezza


è un libro che parla soprattutto dell’assenza. O meglio della ricerca, tanto demotivata quanto inconsapevole, di come si può costruire una ciambella salvagente intorno a quel buco che ti si crea dentro quando perdi una persona. Cosicché quel buco, che risucchiava tutto il presente privandolo di senso, possa trasformarsi nel nostro galleggiante. E addirittura salvarci, traghettandoci verso il futuro. 

È la storia di un viaggio, metaforico quanto reale, di un ragazzo che è stufo del suo galleggiare, ma che non sa dare una scossa alla propria esistenza. Così parte fidandosi e affidandosi al suo amico, sperando che qualcosa di imprevisto lo colga per assaporare un po’ di brivido della vita. 
Riuscirà a trasformare il suo futuro innamorandosene anziché rimanendone schiacciato e afflitto? 
Se c’è un’intenzione mirata in tutto ciò, è la creazione del neologismo che indica il dolore per il futuro mancante, la mellontalgia. In contrapposizione con la nostalgia, che indica l’afflizione per il ritorno a casa (nostos), per il passato, per l’infanzia, questa è l’afflizione per to mellon cioè l’avvenire o le cose future, in greco antico. Vuole indicare un dolore attribuito al futuro negato e non vissuto. A ciò che poteva essere e invece non sarà mai. Chissà se se ne sentiva la mancanza.

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venerdì 28 agosto 2015

Pezzi di Vetro - De Gregori

Passeggiavo con la mia fidanzata di allora in Piazza Navona. Tra i tanti artisti di strada c'era uno che mangiava il fuoco e camminava sui cocci di bottiglia a piedi nudi. Ad un certo punto la mia ragazza disse: 'però che bel ragazzo che è quello'. Finisce qua la storia, fu semplicemente un momento di leggera toccatina di gelosia. Di li nacque l'incipit di una canzone autobiografica.” FdG



L'uomo che cammina sui pezzi di vetro
dicono ha due anime
e un sesso di ramo duro, il cuore.
E una luna
e dei fuochi alle spalle mentre balla
e balla sotto l'angolo retto di una stella.

I pezzi di vetro sono tanto le asperità quanto il divertimento, il sale della vita. L'amore. E dicono di questo ragazzo che abbia già due anime (più tardi capiremo perché), un sesso di ramo duro (ovvero è un grande amante, perché ci dice essere il cuore, a dispetto di voi maliziosi). E una luna, quindi una innamorata (la vita). Ed una scenografia dietro di sé, mentre balla su questa terra (l'angolo retto di una stella qualsiasi, è la terra. La linea orizzontale e quella verticale)

Niente a che vedere col circo,
né acrobata né mangiatore di fuoco,
piuttosto un santo a piedi nudi.

Nessuno costringe l'uomo a camminare sui cocci, lo fa per divertimento, per diletto, perché gli piace così. L'amore c'è chi lo fa per noia e chi se lo sceglie di professione. L'uomo che cammina sui pezzi di vetro né l'uno né l'altro, lo faceva per passione. Quindi è più un santo scalzo che un saltimbanco.

Quando vedi che non si taglia, già lo sai,
t
i potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui,
cosa importa se ha vent'anni
e nelle pieghe della mano una linea che gira
e lui risponde serio "è mia", sottintende la vita.

Quando vedi che la vita la si vive meglio così, affrontando e giocando con le asperità, perché in fin dei conti al massimo sono taglietti sotto i piedi e nulla più (la sofferenza è altra cosa!), potresti ammirarlo fino ad amarlo, se già non sei innamorato. Anche se lui certo non ha fatto tutti questi ragionamenti, perché è solo un ragazzo che vive inconsapevole e spensierato, come i bambini che si tuffano da scogli improbabili senza alcun senso del pericolo e tu ammiri il loro coraggio anche se sai che non è coraggio, quanto piuttosto sconsideratezza. Ma li ammiri ugualmente. E solo un bambinetto può infatti risponderti che gioca con la vita, perché banalmente è la sua (la linea della vita sulla mano, che gira a spirale come a significare che è infinita). Perché ancora non è imprigionato in nessun sentimento, in nessun affetto violento, perché solo un ragazzo di quelli onnipotenti che affascinano per la loro onnipotenza può sentirsi padrone di giocare e rischiare la propria vita che, nostro malgrado, non è mai completamente nostra ma anche un po' di tutti coloro i quali amiamo e ci amano. Ma a vent'anni tutto è ancora intero, non lo sai.

E la fine del discorso la conosci già,
era acqua corrente un po' di tempo fa
e ora si è fermata qua.

la conclusione è quella che è, la vita che scorre e che ad un certo punto ti fermi a guardarla e cercare di capirla, prima che riprenda a scorrere, come non può non fare. La vita.

Non conosce paura
l'uomo che salta
e vince sui vetri
e spezza bottiglie
e ride
e sorride perché ferirsi non è possibile,
morire meno che mai e poi mai.


Non conosce la paura, il ragazzo che rischia la sua vita e vince sempre, ridendo. Non solo cammina sui vetri, ma spezza lui stesso bottiglie, ci salta sopra, ci prova gusto a sfidare la vita. Perché ferirsi per queste sciocchezze è impossibile e nemmeno morire. I giovani non muoiono mica per queste sciocchezze, vanno avanti,hanno il tempo per recuperare, smaltire, ricostruire da capo la propria vita, gli amori finiti. Mi viene da dire che hanno "il tempo anche per la galera", se non citassi troppo spesso de André.

Insieme visitate la notte
che dicono è due anime
e un letto
e un tetto di capanna utile
e dolce come ombrello teso tra la terra
e il cielo.

Ovviamente sembra che siano finiti a letto. E l'amore che dicono essere due anime (ma lui ne ha già due da solo, di anime, come detto all'inizio, ama sé stesso senza necessità di altri, vivendo così) e un letto (un sesso di ramo duro) e un tetto utile e dolce (la luna e il fuoco)

Lui ti offre la sua ultima carta,
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire,
quando dice "È quattro giorni che ti amo, ti prego non andare via, non lasciarmi ferito".
E non hai capito ancora come mai,
gli hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.

In quel momento lui fa quello che sa fare, stupire e sorprendere ancora, che poi è ciò di cui lei si è innamorata, dicendo di amarla e di essere anche lui un mortale che si ferisce con l'amore e i pezzi di vetro. Cerca di stupirla però, non soffre davvero per amore, cerca di giocare a rialzo. Lei sa bene che non è possibile: infatti, proprio da quella sua impossibilità di ferirsi è stata attratta, non capisce bene come abbia fatto a non resistere, a dargli tutto ciò che aveva in un minuto, a farsi trascinare da quel suo ballare sui pezzi di vetro... dove per lei è possibile ferirsi e per lui che ne è incosciente no. Perché lei sapendo di non poterlo ferire, sapeva di non poter essere ferita, forse. Non c'era aspettativa.

Però stai bene dove stai.

Però stai bene dove stai.


Quindi in fin dei conti lei sta bene dove sta. Lui nella sua inconsapevolezza sta crescendo e rimane ferito magari davvero da quel ballo su pezzi di vetro che è l'amore, mentre lei, spensierata stavolta, cosciente di ciò che faceva e al sicuro della giovane età di lui (che tutto ripara e tutto supera perché mai si ferisce davvero e men che meno muore) sta bene dove sta.

E' il vivere/amare spensierato che vince. Quello di lui incosciente e giovane, ma anche quello di lei cosciente e maturo. E lei sta bene e riesce ad essere spensierata anche nella coscienza.
 E sarebbe bello immaginare il secondo “però stai bene dove stai” come un discorso diretto, in cui lei dice a lui che nonostante tutto, l'incoscienza anche va bene per sopravvivere ai pezzi di vetro. Anche lui sta bene dove sta. La loro storia è finita per eccesso di distanza e non si disturberanno oltre, però minchia che bella storia!

venerdì 27 settembre 2013

Les Amoureux Des Bancs Publics


 le persone guardan stanche
 e pensan che le panche
che si vedono in strada
stann lì per il vecchietto
che non ce la fa,
ma è un’assurdità
perché per la verità
com’è noto sono là
per dare un pochetto
casa a chi si vuole amar

Les gens qui voient de travers
Pensent que les bancs verts
Qu'on voit sur les trottoirs
Sont faits pour les impotents
ou les ventripotents.
Mais c'est une absurdité,
Car, à la vérité, 
Ils sont là, c'est notoir', 
Pour accueillir quelque temps
les amours débutants


gli amori nuovi sbocciano sulle panchine
Les amoureux qui s' bécot'nt sur les bancs publics
le panchine, le panchine
Bancs publics, bancs publics
fregandosene delle occhiatine
En s'foutant pas mal du r'gard oblique
dei passanti onesti
Des passants honnêtes.
gli amori nuovi sbocciano sulle panchine
Les amoureux qui s'bécot'nt sur les bancs publics,
le panchine, le panchine
Bancs publics, bancs publics,
con i ti amo un po’ stucchevoli
En s'disant des «Je t'aim'» pathétiques,
si danno baci inconsapevoli
Ont des p'tit's gueul's bien sympathiques ! 


si accarezzano le mani
e parlan del domani,
della carta azzurra
che rivestirà le mura
della loro camera;
già si guardan dolcemente
come una famiglia abbiente
in un benessere sperato
mentre danno il nome
al loro primo bambino

Ils se tiennent par la main
Parlent du lendemain
Du papier bleu d'azur
Que revêtiront les murs
de leur chambre à coucher
Ils se voient déjà, douc'ment, 
Ell' cousant, lui fumant,
Dans un bien-être sûr,
Et choisissent les prénoms
de leur premier bébé...

---
RITORNELLO
---

Quando capita che i "per benino"
incrocian sul cammino
due di questi fiori,
a male parole
sputano veleno e decoro
anche se ciò non toglie
che tutta la famiglia,
genitori e figli,
vorrebbero a più non posso
fare come loro!


Quand la saint' famille Machin
Croise sur son chemin
Deux de ces malappris,  
Ell' leur décoch' hardiment
des propos venimeux...     
N'empêch' que tout' la famille  
(Le pèr', la mèr', la fill',
 le fils, le Saint-Esprit...)
Voudrait bien, de temps en temps,   
Pouvoir s' conduir' comme eux.     

---
RITORNELLO
---

Quando saranno poi passati,
quando saranno appassiti
i baci a mille a mille;
quando scuro il ciel sarà
di grandi nubi blu...
dell’amore le scintille
che devono alle Ville
e a quelle panchine...
ricorderà i migliori giorni
della gioventù...

Quand les mois auront passé,
Quand seront apaisés
Leurs beaux rêves flambants,
Quand leur ciel se couvrira
de gros nuages lourds,
Ils s'apercevront, émus,
Qu' c'est au hasard des ru's,
Sur un d' ces fameux bancs,
Qu'ils ont vécu le meilleur
morceau de leur amour...  


gli amori nuovi sbocciano sulle panchine
le panchine, le panchine
fregandosene delle occhiatine
dei passanti onesti
gli amori nuovi sbocciano sulle panchine
le panchine, le panchine
con i ti amo un po’ stucchevoli
si danno baci inconsapevoli

Les amoureux qui s' bécot'nt sur les bancs publics
Bancs publics, bancs publics
En s'foutant pas mal du r'gard oblique
Des passants honnêtes.
Les amoureux qui s'bécot'nt sur les bancs publics,
Bancs publics, bancs publics,
En s'disant des «Je t'aim'» pathétiques,
Ont des p'tit's gueul's bien sympathiques !   

venerdì 15 febbraio 2013

Sette sono i Re - Bandabardò

la canzone parla di sette figure autoritarie dell'epoca contemporanea, del XX secolo, in special modo degli anni '80 ovviamente del mondo nord-occidentale. 




7 sono i re, 7 sono i re 
Il primo ha preso tutto, Per portarselo con sé 
Per fare il seppellito in una tomba ingorda 
Nessun piccolo fiore nessuno che ricorda... 

craxi è il primo re, scappato coi soldi ad hammamet per non farsi arrestare lontano da amici e parenti

 6 sono i re, 6 sono i re 
Il sesto amava tutto Quello che non fa per me 
Potere, veleno, cemento, benzina 
L'hanno trovato matto Sposato a una gallina 

 il secondo con ogni probabilità è un russo, Galina è un nome molto frequente da quelle parti, magari tipo breznev (ci si chiamava sia la figlia che la nuora, con quel nome ad esempio) che a un certo punto s'era invaghito dell'infermiera di cui però non si ritrova il nome googlando...ci vuole una memoria d'epoca o un salto in emeroteca!

5 sono i re, 5 sono i re 
Il quinto se non spara non è fiero di sé... 

 il terzo re di cui parla è Bush padre: chi meglio del texano impersona quello che se non spara non è fiero di sé? fa riferimento ovviamente alle numerose guerre in medioriente da lui intraprese

 4 sono i re, 4 sono i re 
La quarta era regina del prét-à-porter 
Femmina lasciva tradì la sua natura 
Si mise a fare il maschio E pagò la sua impostura... 

 la quarta è una regina, cosa che già fa pensare all'inghilterra, che si mise a fare il maschio è quindi evidente che sta parlando della lady di ferro margaret thatcher. Pret a porter è da contrapporre alla sartoria su misura, ma non nel senso della moda vedendoci un riferimento alla francia, quanto piuttosto con il significato lato del "pronto all'uso" ovvero la standardizzazione, l'industrializzazione, in questo caso anche la privatizzazione di tutto il servizio pubblico di cui l'iron lady è stata simbolo negli anni ottanta.

 3 sono i re, 3 sono i re 
Questo era chiamato 'nontiscordardimè' 
Perché metteva foto giganti del suo viso 
Rimase incastrato nel suo proprio sorriso 

il terzo possiamo individuarlo nell'ultimo dittatore d'europa, l'ultimo culto della personalità a decadere nel vecchio continente, il caudillo spagnolo francisco franco deposto/morto nel 75.

 2 sono i re, 2 sono i re 
Litigano bene si odiano perché 
Uno è figlio d'arte, L'altro fuma il narghilè! 

  gli ultimi due sono a coppia e secondo me sono Bush figlio (figlio d'arte di quello che se non spara non è fiero di sé, che ha fatto guerre nello stesse parti del mondo) e l'altro è saddam hussein o bin laden

 Cadono tutti i re del mondo 
Saltano in un girotondo... 
Perdono soli contro il mondo 
Ridono il matto, il vagabondo 


la storia gira e prima o poi anche i Re più degradanti del genere umano, passano. La storia li ricorderà per il male che hanno fatto e verranno derisi financo dal matto e dal vagabondo che da sempre sono i simboli di chi irride il potere.


giovedì 22 dicembre 2011

Qualcuno mi renda l'Anima - Renato Zero


Facciamo subito l'operazione verità. Essendo Natale sono entrato in fissa per La Leggenda di Natale di Fabrizio De André, quindi ho postato un commento su tale canzone sull'altro mio blog "amicofaber.blogspot.com" a lui dedicato. Quando sento quella canzone, non può non venirmi in mente questa, per la maniera fantastica in cui queste due canzoni, uniche nel loro genere nel panorama dell'universo, trattano l'argomento. Quindi ho dovuto commentare anche questa.


Qualcuno… Con un sorriso addosso,
Mi dice, giochiamo insieme dai.
Ti compro, un aquilone rosso,
Se lo vuoi!

Una persona che si avvicina ad un bambino, con la scusa di voler giocare cpon lui, seducendolo con la promessa di un giocattolo, un aquilone bello rosso.


Avevo, appena aperto gli occhi!
Ma il buio, mi raggiungeva già,
Due mani, rubavano al mio corpo,
L’innocenza…

Era appena un bambino, un fanciullo che gioca, cominciava appena ad aprire gli occhi per guardare il mondo, ma purtroppo è sopraggiundo il buoi della violenza. Due mani adulte strappano via l'innocenza al povero bambino.


Ma, perché è toccato a me, fra tanta gente…
Ma, che cosa c’entro io, con quella gente…
Qualcuno mi renda l’anima!

una domanda agghiacciante che ogni vittima di ingiustizia non può far altro che ripetersi


Madre, quei segni sul mio corpo…
Certo, non li hai capiti mai!
In quel gioco losco…
Vinsi un aquilone,
E persi l’anima!!
Persi l’anima…
Persi l’anima…
Persi l’anima…
Qualcuno mi renda l’anima!!!

E come ogni bambino parla alla mamma, dicendole che lei mai avrebbe potuto immaginare i significati di quei segni, che in un senso lato non sono solo i segni della violenza specifica, ma magari possono essere segni diversi, come ad esempio un'adolescenza particolarmente travagliata e combattuta, forse con qualche contraccolpo fisico e psicologico forte.
In quello strano gioco che mi spinse a fare quell'uomo vinsi certamente un aquilone, ma persi l'anima mia! (in una versione live fa venire i brividi per come lo strilla!)


Ma, perché è toccato a me,
Fra tanta gente…
Io!
Ma, che cosa centro io, con quella gente…
Dio!
Qualcuno mi renda l’anima!

Cresciuti, con un sorriso addosso.
Bambini, ormai non siamo più.
Vi diamo, un aquilone rosso …
Per un anima!
Per un anima ….
Per un anima ….
Per un anima ….
Qualcuno mi renda l’anima!!!

Qua c'ho una doppia interpretazione, una più polemiaca e un'altra più malinconica.
Nella prima potrebbe esserci una polemica forte nei confronti della non curanza da parte della "legge" che non fornisce ai bambini vittime di pedofilia adeguata assistenza psicologica, i quali si trovano spesso da adulte a portare "quel sorriso addosso" e quel morboso attaccamento ai fanciulli che può portare malauguratamente una vittima di abuso... a diventare un carnefice. E qui si spiegherebbe la sua offerta, a fine canzone, di un aquilone rosso per un anima, l'esatto specchio della situazione iniziale in cui gli fu offerto un aquilone rosso per "giocare" insieme ad un adulto.
Nella seconda invece potrebbe leggersi semplicemente come un uomo a cui non è rimasto che un maledetto ricordo dell'evento (simbolicamente l'aquilone), ma si ritrovano sprovvisti della loro "anima" e pertanto vagano offrendo questo maledetto riordo in cambio di una vita normale. D'altronde rispetto alla prima ipotesi, lui quest'aquilone non lo offre ad un bambino, ma ad un Voi generico, come fosse un grido d'aiuto nei confronti della società in generale.
Che troppo spesso si dimentica di chi ha subito la violenza per soddisfare la propsia sete di vendetta sociale e gridare magari alla 'castrazione chimica'.

Come ne La Leggenda di Natale di DeAndré questa canzone anche, le uniche due a mio ricordo, tratta l'argomento non in maniera strappalacrime e non è di accusa verso il pedofilo, ma è resa magnifica dalla prospettiva dal quale il tema è visto e trattato: quella della vittima di violenza, in questo caso la voce narrante della canzone. Questo rende la canzone, se pur prima di eccessiva retorica e di metafore, anzi molto diretta ed esplicita, un vero portento emotivo. Quando la si ascolta non si può non provare un brivido e non avere voglia di strillare con lui: QUALCUNO MI RENDA L'ANIMA!



domenica 6 novembre 2011

La solitudine - Leo Ferré

Io vengo da un altro mondo, da un altro quartiere, da un’altra solitudine.
Oggi come oggi, mi creo delle scorciatoie. Io non sono più dei vostri.
Aspetto dei mutanti. Biologicamente me la cavo con l’idea che mi sono fatto della biologia : piscio, eiaculo, piango. Innanzi tutto noi dobbiamo lavorare le nostre idee come se fossero dei manufatti.
Io sono pronto a procurarvi gli stampi. Ma…

la solitudine…


L’uomo è solo nella sua condizione, è sempre estraneo all’altro, è sempre straniero. Solo. Non perché sia diverso fisicamente, ma umanamente; a livello di umanità. L’umanità, il modo di vedere le cose, la propria solitudine, è fatto di concetti e di idee. Di segmenti culturali plasmabili. I filosofi, d’altronde, fanno questo di mestiere: danno forma e coerenza alle cose plasmandole con le parole.

Gli stampi sono di une materia nuova, vi avverto. Sono stati fusi domani mattina. Se voi non avete, di questo giorno, il senso relativo della vostra durata, è inutile tramandare voi stessi, è inutile guardare davanti a voi perchè il davanti è il dietro, la notte è il giorno. E…

la solitudine…

le parole che posso offrirvi per codificare questo mondo di idee è nuovo. Sono stampi che non esistono, che escono fuori dagli schemi, senza un punto fisso, senza autorità potremmo dire, relative al proprio essere; rapportare un singolo giorno non alla durata oggettiva ma in rapporto ai propri singoli giorni. Tutto potrebbe significare altro, essere tutt’altro. Il tempo cambia il suo senso.

Innanzi tutto le lavanderie automatiche, agli angoli delle strade, sono imperturbabili cosi come il rosso o il verde dei semafori.
I poliziotti del detersivo vi indicheranno dove vi sarà possibile lavare ciò che voi credete sia la vostra coscienza e che non è altro che una succursale di quel fascio di nervi che vi serve da cervello. E pertanto…

la solitudine…

i lavavetri che funzionano da lavanderie automatiche che si ‘attivano’ con lo scattare del rosso, imperturbabili seguono il funzionamento del semaforo stesso per lavarvi i vetri, fungono da poliziotti del detersivo che voi usate come lavaggio di coscienza mentre lasciate delle elemosine. Loro stanno lì apposta (li tollerate appositamente, lamentandovene come sempre, ma se stanno lì è perché fanno ‘comodo’ al sistema, gli è funzionale) per lavarvi quello che considerate coscienza, ma non lo fate né per solidarietà vera, né per spudorato lavaggio di coscienza, ma come impulso nervoso che tendete a giustificare razionalmente come pietà. Ecco un nuovo stampo di cui parlava prima. Meditate la vostra umanità.


La disperazione è una forma superiore di critica. Per ora, noi la chiameremo “felicità” perché le parole che voi adoperate non sono più “parole” ma una specie di condotto attraverso il quale gli analfabeti hanno la coscienza a posto. Ma…

la solitudine...

La disperazione, del poliziotto del detersivo, è una diversa e superiore di critica. Potremmo chiamarla felicità, visto che ormai per voi le parole non servono più ad esprimere umanità ma un mezzo, per chi non è in grado di esprimere emozioni, di tenere a bada la coscienza. Quella coscienza che abbiamo già detto essere istinto razionalizzato. Altrimenti come si potrebbe pensare che una persona sia ‘felice’ nella disperazione della povertà ridotta ad un semaforo? Ecco un altro stampino.

Del codice civile ne parleremo più tardi. Per ora, io vorrei codificare l’incodificabile. Io vorrei misurare il pozzo di San Patrizio delle vostre democrazie. Vorrei immergermi nel vuoto assoluto e divenire il non detto, il non avvenuto, il non vergine per mancanza di lucidità.

La lucidità me la tengo nelle mutande.

Ma non voglio parlarvi delle regole del vivere comune, del Codice Civile. Vorrei dare un senso a cosa non ne ha più, vorrei misurare gli approvvigionamenti su cui la democrazia fonda la sua sopravvivenza. Voglio ovvero sollecitare al pensiero sul mondo che viviamo. Vorrei essere libero da preconcetti e da costrutti artificiosi; vorrei non essere vergine per mancanza di lucidità. La lucidità me la tengo nei pantaloni (tornando al codice civile …

Aida - Rino Gaetano

Lei sfogliava i suoi ricordi, le sue istantanee, i suoi tabù,

le sue madonne, i suoi rosari e mille mari e alalà
i suoi vestiti di lino e seta, le calze a rete, Marlene e Charlot

e dopo giugno il gran conflitto e poi l’Egitto, un’altra età
marce, svastiche e federali, sotto i fanali l’oscurità

Aida è una italiana qualsiasi, rappresentazione dell’Italia stessa. Sfoglia i suoi ricordi, dalle sue tradizioni ai suoi passaggi storici fondamentali. L’Italia è contadina e bambina e appena unificata e già in difficoltà con i totalitarismi del ‘900 ( eja eja alalà è un grido di guerra antico, ripreso dal fascismo anche nelle sue propagande di regime). Cattolicesimo e fascismo, lusso di una borghesia nascente (i “vestiti di lino e seta” dicono ricordi una frase dell’istituto luce sul matrimonio di Ciano con la figlia del duce. Non so se questo filmato però fosse conosciuto da Rino nel ’77), Marlene e Charlot sono due personaggi famosi nel pre seconda guerra mondiale. La prima era l’amore del soldato (lilì marleen, canzone che cantò anche Marlene Dietrich) il secondo il film autobiografico di Charlie Chaplin . Ma dopo Giugno (del 1940, l’Italia entra in guerra) inizia il gran conflitto, la Libia era Italiana da tempo e ci fu nel settembre del ’40 l’invasione dell’Egitto inglese. Dopo l’inizio della nuova Era Fascista (con addirittura l’appellativo di Impero) cominciò l’accordo indissolubile tra Italia e Germania, ci riempirono di svastiche e di coprifuoco (i fanali delle torrette di vedetta, la notte)

e poi il ritorno in un paese diviso
più nero nel viso,

più rosso d’amore

Dopo 3 anni di guerra arrestano Mussolini e cade il fascismo, si organizza velocemente la resistenza e di fatto l’Italia viene liberata dagli alleati, ma con grande impegno dei Partigiani. Si ritorna alla pace si, ma con forti tensioni tra fascisti e antifascisti (soprattutto socialisti e comunisti), tra repubblicani e monarchici.

Aida come sei bella
Aida le tue battaglie: i compromessi, la povertà,

i salari bassi… la fame bussa
il terrore russo, Cristo e Stalin

Aida la costituente, la democrazia e chi ce l’ha ?

Una bellissima Italia che riparte nel dopoguerra, tra compromessi tra parlamentarismo e rivoluzione, ripartire a costo di fame e povertà per un bene superiore: la pace e la patria da ricostruire. La diatriba ora è tra democristiani e comunisti (DC e PCI sono i due partiti che si contenderanno per 50 anni il governo del paese) per un paese sedicente democratico ma che alla fin fine (vincendo sempre la DC con il pesante sospetto di una ingerenza internazionale nell’esclusione del PCI al governo, che già nel ’77 c’era), sta dimocrazia dove sta??

e poi trent’anni di safari,

fra antilopi e giaguari,

sciacalli e lapin…

Aida come sei bella


Poi trent’anni (la canzone è sempre del ’77 quindi erano solo trenta gli anni di Repubblica) di safari, di bestie (documentarsi sullo scandalo della “Lochide”, l’azienda Lockheed Corporation, per farsi una idea: l’antilope era un nome in codice di un politico italiano implicato in uno scandalo di mazzatte internazionale), sciacalli che speculano sulle disgrazie di quelli a cui la fame bussava (che siano dalla parte di Cristo o di Stalin, al potente non importa) e lapin (animale famoso per essere pelliccia di ricca donna)

Aida come sei bella, ciononostante.

Com'è profondo il mare - Lucio Dalla

Diciamocelo chiaramente: nessuno di voi si aspettava Lucio Dalla. Zitto zitto cacchio cacchio è una vera bomba! Ovviamente ero tentato di fare Disperato Erotico Stomp, dello stesso album del 1977 (annus memorabilis), ma ho optato per questa, data la folgorazione avvenuta a causa di una fiducia parlamentare, una rivolta dei sensienti e di un fratello inconsapevole.

Siamo noi siamo in tanti
Ci nascondiamo di notte
Per paura degli automobilisti
Dei linotipisti
Siamo i gatti neri
Siamo i pessimisti
Siamo i cattivi pensieri
E non abbiamo da mangiare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare


Siamo in tanti, la maggioranza, quasi tutti; siamo la gente normale paurosa delle piccole cose, delle superstizioni, delle cose che non conosciamo (i linotipisti: quanti di voi sanno che sono in realtà semplici tipografi?), siamo poveri cristi di quelli da chiacchiera di paese, spesso che non arriva a fine mese. Ma la cosa è più profonda di quanto si pensi. Il mare è il pensiero.

Babbo, che eri un gran cacciatore
Di quaglie e di fagiani
Caccia via queste mosche
Che non mi fanno dormire
Che mi fanno arrabbiare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

Babbo io sono una persona semplice, te che eri cacciatore, caccia via da me questi pensieri inutili, a cui è meglio non pensare, di cui non ne capisco l’utilità e che mi danno rabbia. Pensate all’elettore che non si interessa di politica, lo infastidisce addirittura, ma quando vede certe cose in tv si arrabbia anche senza capire tutte le dinamiche. Anche nella mia semplicità, ho diritto di esistere ed esprimere la mia opinione. sembra un pensiero superficiale, ma in realtà è molto profondo. Come il mare.


E’ inutile
Non c’è più lavoro
Non c’è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

Non c’è più rimasto niente, c’han levato tutto, Dio o chi per lui (era il ’77 …sembra un chiaro riferimento ai democristiani!) ci vuole dividere (“avanti al centro contro gli opposti estremismi!”disse il Dio gucciniano ahaha). Sembra ancora un pensiero sciocco. Qualunquista e ‘antipolitico’ (diremmo oggi), ma tuttavia è profondo.


Con la forza di un ricatto
L’uomo diventò qualcuno
Resuscitò anche i morti
Spalancò prigioni
Bloccò sei treni
Con relativi vagoni
Innalzò per un attimo il povero
Ad un ruolo difficile da mantenere
Poi lo lasciò cadere
A piangere e a urlare
Solo in mezzo al mare
Com’è profondo il mare

Con la forza della manifestazione e dello sciopero (il ricatto del lavoro in cambio di diritti) l’uomo può fare tutto: è il progresso. Gli anni sessanta avvengono veri prodigi grazie alla mobilitazione generale e alla partecipazione cittadina. Il povero si innalzò ad un ruolo difficile da mantenere, quello di essere il centro dell’azione politica. Ma durò poco, presto ci si dimenticò di lui. Tipico. E lo si lasciò in mezzo al mare dei suoi pensieri, della sua emancipazione ormai avvenuta ma non più adeguatamente guidata.


Poi da solo l’urlo
Diventò un tamburo
E il povero come un lampo
Nel cielo sicuro
Cominciò una guerra
Per conquistare
Quello scherzo di terra
Che il suo grande cuore
Doveva coltivare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

E presto infatti si verificano le guerre tra poveri, ci si litiga per uno spicchio di terra, per la propria egoistica sopravvivenza. E la frantumazione dei movimenti ‘dei poveri’.


Ma la terra
Gli fu portata via
Compresa quella rimasta addosso
Fu scaraventato
In un palazzo,in un fosso
Non ricordo bene
Poi una storia di catene
Bastonate
E chirurgia sperimentale
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

La terra al povero fu portata via, non gli rimase niente e fu scaraventato senza cura picchiato e incatenato (sembra quasi Mio Fratello è Figlio Unico “sfruttato represso calpestato odiato” di Rino Gaetano dell’anno prima). La riflessione sulla fine che han fatto il ruolo dei poveri nella società…


Intanto un mistico
Forse un’aviatore
Inventò la commozione
E rimise d’accordo tutti
I belli con i brutti
Con qualche danno per i brutti
Che si videro consegnare
Un pezzo di specchio
Così da potersi guardare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

Poi qualcuno che evidentemente aveva poco a che fare con la terra di cui sopra (il mistico rinuncia ai beni terreni e l’aviatore vola…) si commosse del fatto e rimise tutti d’accordo, ovviamente svantaggiando gli svantaggiati come fan tutti.


Frattanto i pesci
Dai quali discendiamo tutti
Assistettero curiosi
Al dramma collettivo
Di questo mondo
Che a loro indubbiamente
Doveva sembrar cattivo
E cominciarono a pensare
Nel loro grande mare
Com’è profondo il mare
Nel loro grande mare
Com’è profondo il mare

Nel framentre coloro i quali stanno sempre zitti, che secondo me in questo caso sono i bambini, i più giovani ai quali sembrò subito una situazione di ingiustizia totale e dramma collettivo del mondo e fu così che cominciarono a pensare. A scoprire la profondità del pensiero. Del loro pensiero.


E’ chiaro
Che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa
E’ muto come un pesce
Anzi un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perchè lo protegge il mare
Com’è profondo il mare

Certo
Chi comanda
Non è disposto a fare distinzioni poetiche
Il pensiero come l’oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare

Queste ultime due meravigliose ultime strofe non hanno bisogno di commenti ed esplicano secondo me tutto il resto della canzone!

Piccola stella senza cielo - Ligabue

Fai le tue scelte, scopri le tue potenzialità, cresci, espanditi fino ad esplodere… CERCA IL FATTORE X CHE è IN TE ahahahahahaha buona lettura belli!

Cosa ci fai
In mezzo a tutta
Questa gente
Sei tu che vuoi
O in fin dei conti non ti frega niente

mi ricorda un po’ il “farai l’amore per amore o per avercelo garantito” di DeAndré. Stare in questa situazione ti va o ti è indifferente, qual è la tua volontà? non lo sa nemmeno Lei evidentemente…

Tanti ti cercano
Spiazzati da una luce senza futuro.
Altri si allungano
Vorrebbero tenerti nel loro buio

anche qui mi torna in mente Verranno A Chiederti Del Nostro Amore:”non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole”. Tanti ti tirano per la giacchetta e vogliono da te qualcosa, ma alcuni sono’impresari’ abbagliati dal tuo splendore, altri sono invidiosi che vorrebbero trascinarti nella loro meschinità, vorrebbero tarparti le ali.

Ti brucerai Piccola stella senza cielo.
Ti mostrerai Ci incanteremo mentre scoppi in volo
Ti scioglierai Dietro a una scia un soffio, un velo
Ti staccherai Perche’ ti tiene su soltanto un filo, sai

la piccola Star disorientata che non ha ben chiaro cosa vuol fare col suo talento (che sia la voce, la bellezza, la tenerezza o quant’altro, uso la parola nell’accezione latina, sviluppa il tuo ‘carisma’), ti ‘brucerai’ a giocare col fuoco. Ti metterai in mostra fino a farti esplodere (è la fine di tutte le stelle, la supernova!). Ti scioglierai, sparirai (come le meteore) dietro una cazzata, ti staccherai perché la tua vita (artistica), come tutti è appesa ad un filo.

Il ritornello secondo me è fantastico perché oltre a parlare di questa Piccola Stella, questa ragazza, fa anche una splendida metafora visiva di una stella cadente, che poi tutti sappiamo nn essere vere stelle quelle della notte di san lorenzo, ma solo pezzi di meteorite ecc… però noi che siamo romantici di queste cose ce ne infischiamo!

Tieniti su le altre stelle son disposte
Solo che tu a volte credi non ti basti
Forse capitera’ che ti si chiuderanno gli occhi ancora
O soltanto sara’ una parentesi di una mezz’ora

Fatti coraggio, compi la tua scelta e mettici coraggio, perchè sei un vero talento, il jetset ti accoglie a braccia aperte, il tuo può non essere momentaneo ma duraturo, solo che tu pensi sempre di non essere sufficiente, di non essere all’altezza (l’autostima dei timidi e degli emotivi è sempre scarsissima!) forse ti capiterà che sognerai ancora, che vivrai ancora di questi splendidi momenti di successo, o sarà soltanto ancora un’ultima apparizione momentanea, un cameo di mezz’ora??

sta a te deciderlo, sta a te decidere il tuo cielo!

Ti brucerai Piccola stella senza cielo.
Ti mostrerai Ci incanteremo mentre scoppi in volo
Ti scioglierai Dietro a una scia un soffio, un velo
Ti staccherai Perche’ ti tiene su soltanto un filo, sai

partiamo dal presupposto che il video ufficiale è girato a Venezia con le gondole volanti, l’unica cosa certa è che la bimba segue le pietre e il suo “viaggio iniziatico” che le ha preparato per lei il suo amichetto :) guarda il video ufficiale

Gli insetti del podere - Caparezza

e così in preda allo stress più acuto e alla mancanza esagerata di tempo, mi sono rinchiuso qualche ora a fare una delle cose che mi piace fare :) fregandomene per un attimo dei doveri: le esegesi.
Finito qua, più carico di prima, tornerò a lavoro. Proprio perché il tempo di svago è ultrapochissimo ne ho scelta una ad alto valore simbolico, ma tutto sommato facile da interpretare. Spero sia di vostro gradimento.

Il ragno sa bene che si va al podere con schede firmate da prede incollate alle tele, ci sa fare, la vespa gli concede l’alveare: “Abbiate fede, le cose stanno per cambiare”, vaneggia, vive in una reggia e cicaleggia ad oltranza comizi della sostanza di una scoreggia, mostra cimici, cita saggi e si pavoneggia, noi scarafaggi all’oscuro di ciò che maneggia, si ribella la formica rossa che rissa, con la nera che la manganella quando passa, come un fuco la sbattono in cella se scassa, specie se ha la cresta e non l’abbassa, la mosca verde, ebbra di merde, si perde spesso tra le stronzate del congresso, scarica le mosche tze tze nel cesso che nessuno può stare nel soggiorno senza permesso.

A me pare abbastanza evidente che il Ragno sia Sua Emittenza Mr.B. che ha ben capito che si va al potere con schede firmate (con una X) da prede (elettori) incollate alle tele(visioni). E’ indubbio che ci sappia fare e la Vespa (bruno) gli concede l’alveare (porta a porta) per firmare il suo Contratto con gli Italiani. Vaneggia, dice cazzate, mostra cimici (le spie che si ritrovò in casa nel ’98 e poi, chetelodicoafare, ce se le era messo da solo, www.repubblica.it/online/fatti/micros/micros/micros.html), cita saggi (Erasmo sulla ‘lucida follia’: le decisioni più sagge e più giuste non derivano dal ragionamento ma da una lungimirante follia”) e si pavoneggia, noi Scarafaggio siamo all’oscuro di ciò che maneggia. La formica rossa (comunisti) che rissa con la nera (fascisti o guardie, che dir si voglia) che la manganella quando passa, la sbattono in cella come un fuco inutile soprattutto se ha la cresta (con richiamo alla capigliatura tipica dei punkettoni) e non l’abbassa (metaforicamente abbassare la cresta, essere più umili). La mosca verde (i leghisti) ebra di merde si perde dietro a proclami, spot e cazzate, ma di fatto scarica la mosca tze tze (la mosca africana) nel cesso perché evidentemente non ha il permesso di soggiorno.

Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel sedere.
Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel…

Nota anche tu finalmente che questi che questa è una volgare guerra per il potere combattuta da insetti vergognosi… e se ti chini ma non riesci a vederlo è tutto normale perché lo stai prendendo un’altra volta nel culo!

Del podere sono insetti inetti per molti aspetti asettici manicaretti per i rettili, chiusi in parlamenti come tarli nei cassetti, talmente assenti che li prendi per suppellettili, hanno vite piatte come blatte, piattole nelle patte di notti con lucciole nelle bettole, sparano sciami di frottole, ma nascondono le pallottole come zecche tra le setole. Come i coleotteri fanno i brillanti, seducono amanti mantidi con manti di diamanti, e i grilli, lucidi cantanti d’idilli, ammutoliti da insetticidi epuranti di bruchi benestanti, che pagano crisalidi per ali di farfalla, ma restano ripugnanti. Alibi da libellule stagnanti che andando avanti fanno più ammutinati che nel Bounty.

Questi insetti che litigano per il potere sono inetti, per molti aspetti solo succulento cibo per rettili, sono chiusi nelle stanze del potere come i tarli lo sono nei cassetti (ovvero è proprio nelle stanze in cui sono chiusi che trovano il loro habitat e il loro sostentamento), talmente fermi ed inutili da scambiarsi per soprammobili, la loro vita è piatta come quella dei scarafaggi, come piattole (appiccicati) ai pantaloni di puttane in alberghi la notte, dicon sempre cazzate ma le mascherano come le zecche tra il pelo degli animali. Tutti i politici in genere sono ‘brillanti’ e forse si riferisce ai coleotteri perché sono insetti a ‘metamorfosi completa’ ovvero passano i 4 stadi (uova, larva, pupa, insetto perfetto), seducendo amanti come mantidi (che fagocitano i loro ‘uomini’) che ricoprono di diamanti. E i grilli (i cantanti) che perdon tempo a cantare di sole-cuore-amore, stanno zitti essendo ‘narcotizzati’ dal ben pensiero dei giornalisti intellettualoidi che scambiano bruchi per farfalle, ma rimanendo poi bruchi senza mai trasformarsi in farfalla, restano ripugnanti e a lungo andare faranno più dissidenti che nella famosa nave bounty.

Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel sedere.
Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel…
Edizione straordinaria del podere della seraaaa…
Vedova nera piange per l’ape guerriera, licenziata in tronco la termite si dispera, millepiedi danno calci in culo alla frontiera, l’acaro ride perchè il mondo è una polveriera. La fanfara anticipa il corteo eccitato come una zanzara con il neon, imbizzarriti come tafani su cavalli da rodeo volano paroloni che nemmeno a Scarabeo. E lui “Marameo!”, non li ha cagati, pensa al suo team di coccinelle che eccelle nei risultati, certi grattacapi noiosi li affida a pidocchiosi avvocati che ragni dal buco ne hanno cavati, quindi c’è chi lo vuole sottoterra lombrico, chi gli piazzerebbe un bombo sull’ombelico, chi come una lumaca se lo suca e si accontenta di dargli una cavallettata sulla nuca!

Edizione straordinaria del Corriere della Sera: tutte cazzate. Il corteo è sempre molto rumoroso ed eccitato e partecipato, sempre con grande rabbia e grande foga, ma lui come al solito fa ‘marameo’ alla folla, ovvero non li caga, pensa piuttosto al Milan (le coccinelle sono rosse e nere) che eccelle nei risultati, mentri queste beghe le affida a Ghedini che alla fine riesce sempre a farlo prescrivere. C’è chi lo vorrebbe sottoterra (morto), chi gli metterebbe una bomba addosso, che se lo succhia come si fa con le escargot (i lecchini, insomma) e chi gli ha dato una cavellettata (il treppiede di roberto del bosco docet) sulla nuca!

Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel sedere.
Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a vedere, tutto normale ti sono entrati nel…
Vieni a vedere su vieni a vedere i meravigliosi insetti del podere e se ti chini, ma non riesci a…
tutto normale ti sono entrati nel…
Ma vaffanc… .



Quello che non c'è - Afterhours



“questo è un periodo dove è sicuramente difficile trovare dei punti di riferimento: questa canzone parla di quello che non c’è.”

M.Agnelli al I Maggio’09








Ho questa foto di pura gioia

E’ di un bambino con la sua pistola

Che spara dritto davanti a se

A quello che non c’è

un bambino fantasioso, felice, che gioca con la pistola ammazzando mostri


Ho perso il gusto, non ha sapore

Quest’alito di angelo che mi lecca il cuore

Ma credo di camminare dritto sull’acqua e

Su quello che non c’è

Arriva l’alba o forse no

A volte ciò che sembra alba Non è

Ma so che so camminare dritto sull’acqua e

Su quello che non c’è

quando cresci perdi la capacità di giocare e fentasticare… alito di angelo che mi lecca il cuore, è una immagine pittoresca, questo angelo custode dei bambini che ci respira accanto e ci accarezza il cuore (dorce come un zucchero!) non ha più sapore/senso quando si è cresciuti, i sogni abdicano e lasciano il campo al razionale: babbo natale non esiste! Ma credo proprio di fare qualcosa di impossibile/divino, so che posso credere all’esistenza di quello che razionalmente non c’è. Ma ecco arrivi tu a dimostrarmi che posso, un’alba, una speranza… e anche se spesso ciò che sembra, poi non si rivela confacente alle nostre aspettative, non significa che non ci si possa provare, che non si possa sperare, che non si possa fantasticare sul futuro. La razionalità lascia poco spazio alla fantasia e questo è il male del mondo. Ma io so che posso ancora sognare, posso fare qualcosa di divino, posso ‘creare’, posso camminare dritto sull’acqua su ciò che è irrazionale e fantastico: su quello che non c’è.


Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo

Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello

La chiave della felicità è la disobbedienza in se

A quello che non c’è

Voglio scegliere io la mia vita, rivoglio le mie ali nere e il mio mantello, i miei sogni… la chiave della felicità è la disobbedienza in sé a quello che non c’è. La felicità è disobbedire agli ordini, alla razionalità, alle regole imposte contro la fantasia, a quella razionalità che non esiste ma che ci ostiniamo a perseguire. Questa vita da adulto ci tarpa le ali… e io le rivoglio! [vedi il video ufficiale]


Perciò io maledico il modo in cui sono fatto

Il mio modo di morire sano e salvo dove m’attacco

Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia

Quello che non c’è

perciò io maledico questa mia estrema razionalità e incapacità di sognare, che anche quando muoio mi fa rimanere sano e salvo: che cosa m’è rimasto? il mio modo di rimanere così, sperando sempre che qualcosa cambi e senza far niente per cambiare….


Curo le foglie, saranno forti

Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti

Ma questo è camminare alto sull’acqua e

Su quello che non c’è

mi occupo dei dettagli, delle questioni contingenti e degli impegni quotidiani e tutto mi riesce bene, le foglie sono forti, ma sono costretto ad ignorare che le cose importanti, la mia felicità non c’è più


Ed ecco arriva l’alba so che è qui per me

Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è

Fottendosi da se, fottendomi da me

Per quello che non c’è


ed ecco che sei qui tu ora e so che sei qui proprio per farmi sognare ancora, meravigliosa come non me lo sarei immaginato, rendendosi felice da sola e imparandomi a fare altrettando… tornando ad essere felice grazie a quello che è irrazionale, a causa di ciò che non c’è. Quello che non c’è la felicità stessa, la libertà di immaginare e fantasticare, la libertà di essere spensierati come i bambini. Il punto di riferimento che manca è la libertà di essere, non siamo più in grado di capire che ciò che manca e che dobbiamo perseguire è la felicità! guarda il video ufficiale