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lunedì 4 luglio 2016

Non potrei, ma posto

"E come faranno i figli a prenderci sul serio con le prove che negli anni abbiamo lasciato su Facebook? Papà che ogni weekend era ubriaco perso e mamma che lanciava il reggiseno a ogni concerto"
Io non potrei, ma posto.
Il buon Ax toppa alla grande nel virgolettato sopra, perché questo non è un problema d'oggi: la nostra generazione è restia da sempre a rispettare regole di chi ha inventato il rock, il punk, l'eroina e le scritte sui muri. Avete fatto la rivolta a woodstock con le tette di fuori e poi consegnato un mondo che è una discarica che esplode (ogni riferimento non è affatto casuale).
La vostra è stata una rivolta contro il patriarcalismo dei carri armati a Bologna, il rifiuto del Vietnam. Volevate anche le rose. Volete correggerci a ceffoni (eh signora mia, sic!) con la pretesa di rispetto. Voi che avete lottato contro le divise e le uniformi, contro padri che avevano fatto una guerra ma avevano ricostruito un mondo permettendovi lunga vita, pace e università. Che avete preteso a 18 politico. Voi che avete goduto del mondo e della strada spianata dai vostri padri, cui tiravate contro il sampietrino.
Ma il vostro lavoro fisso ("compagno di scuola, ti sei salvato?" ci viene da cantare usando parole vostre) che ci porta a casa lo stipendio e i vizi togliendolo al resto del mondo, quello che ci negate per pagarvi la pensione, noi non lo vogliamo nemmeno. Il vostro "si salvi chi può", il vostro furbesco modo distruttivo della comunità di pensare prima se non esclusivamente a voi stessi (talvolta lasciando fuori anche noi figli). Siamo tutti un po' hikikomori. Perché solo una piccolissima fascia di noi ha fatto tutti i sabato in disco, l'aperitivo che dura il weekend intero, le vacanze ogni estate da mutuo. Non i vostri padri, non i vostri figli a meno che non paghiate voi. E non ci cagate il cazzo se ci piace stare a guardare un film a casa con gli amici e non consumare cinema e pizzerie. Non è che stare a casa is the new uscire, è che a noi l'adolescenza ce la fate finire a 35 anni e onestamente a 25 già ci siamo cagati il cazzo, vorremmo un lavoro normale e fare dei figli da goderci con l'età giusta. Non fare i coglioni per diec'anni di sbidonamento senza mai invecchiare come discostu. La nostra generazione probabilmente non sarà mai nonna (figuriamoci nonnabis). Si diventa genitori a 35 anni e nonni a 70. E la nostra generazione non camperà come la vostra (a proposito di pensione) per il semplice fatto che voi siete cresciuti nel sano mondo lasciatovi da nonno. Noi nel merdoso mondo lasciatoci da voi. In cui non si sa cosa si può mangiare, bere, respirare. 
In sostanza non tolleriamo il "produci consuma e crepa" che in modo avanguardistico cantava il giovane punk sovietico lindo ferretti. Lasciateci le nostre droghe e i nostri nuovi valori, che se siamo meno produttivi di voi è perché non ce ne sbatte di fare una vita stressante che distrugge il mondo.
Non avremo la vostra rivolta sessantottina/settantasettina, ma noi del mondo ne abbiamo cognizione. Non abbiamo potere su di esso se non come individui perché la collettività l'avete fatta a pezzi voi. Ma noi ci siamo immersi nel pacific trash vortex, nell'isis che ci bombarda casa nostra come noi bombardiamo casa loro. Il vostro terrorismo non è diverso dal nostro. Non negli effetti di noi che viviamo il suddetto terrore. La differenza è che molti di voi erano pure terroristi o simpatizzanti dei terroristi. E il complicato è che noi sappiamo ad oggi che i terroristi di allora avevano ragione e che il mondo dopo cinquant'anni è esattamente la merda di ingiustizia sociale che ipotizzavano e combattevano. E a noi ci viene da pensare: ma non è che c'avevano ragione quelli che nel 2001 al g8 di Genova attaccavano le banche? ma non è che c'ha ragione l'isis che i terroristi siamo noi?
Noi, per precauzione, tifiamo rivolta. Per il semplice fatto che tutto questo non ci piace.




Ecco, questo direi se avessi dei genitori fineanni50
Ma i ragazzi de oggi signora mia so tutti stronzi ;)


venerdì 11 settembre 2015

La Globalizzazione

(simboli, inconscio e ideologia dominante. Allende o torri gemelle?)

E cos'è dunque la Globalizzazione? è il pensiero unico da dopo la caduta della cortina di ferro. 
Da allora l'impegno delle superpotenze è stato di nuovo quello di colonizzare per mantenere il capitalismo in piedi, che non è altro che quello strato di speranza nei poveri di poter un giorno essere ricchi. E se non loro, i loro figli o nipoti. Meritocrazia e mobilità sociale la balla che ci hanno inculcato e che uno su un milione realizza, proprio come nei finti giochi a premi televisivi in cui ogni tanto devono far stravincere qualcuno e metterlo in vetrina, sennò poi nessuno guarda più il programma. Gli altri perdono oppure vincono briciolette; come poi d'altronde coi gratta e vinci o le lotterie; che poi non è altro che una versione del "sogno americano".
Oggi lo vediamo bene come questo funziona: molti postano la foto delle torri gemelle, emblema dell'antiterrorismo mondiale, una data da mettere in mostra come punto di inizio (i simboli sono importantissimi). Tutti insieme contro i cattivi (che abbiamo creato, perché ci fanno comodo, ecc, ecc). Molti scrivono "per non dimenticare". Già, perché per chi è nato "tardi" il mondo è così e non bisogna dimenticarlo. Ma quella data poi fa dimenticare (non a tutti, ad alcuni mette in competizione) il giorno di quasi trent'anni prima in cui i cattivi sono gli americani che incoronano Pinochet rovesciando Allende, uno dei più grandi simboli di bellezza e speranza. Ma non la speranza di svoltare in un sistema capitalistico che invece è fermo nelle solite mani da sempre.
La speranza che fare diversamente è possibile. 
Attenzione a cosa non volete dimenticare, perché i simboli, per definizione antropologica banale, sono "qualcosa che sta per qualcosaltro" e agiscono inconsciamente, si stratificano. E non è vero che non ci sono più le ideologie, semplicemente ce ne è una sola. Mettete una mano nell'acqua dei pesci rossi... per loro non è né calda né fredda: è. Mentre per me che sono un animale a sangue caldo e la paragono ai miei 36 gradi corporei, risulta fredda.  Oggi siamo semplicemente in una vasca d'acqua e non ce ne rendiamo conto, convinti che sia il sole, su cui non abbiamo potere, che ce la rende abitabile o mortifera. Ma posso con un salto cambiare vasca?
Cosa avete ricordato oggi guardano il calendario, per prima cosa? E invece cosa non vorremmo dimenticare oggi? Vorremmo non dimenticarci mai che la colpa è dei barbuti in tunica? ovvero che questo sistema ci inchioda senza via d'uscita lasciando all'individuo nessun margine di alternativa se non la speranza di un riformismo fantoccio e ormai fallito perché il problema è ahinoi più grande? dobbiamo non dimenticare che non abbiamo nessuna alternativa? che non se ne può uscire? che non può che andare così, deresponsabilizzandoci (comodo eh) e delegando ai "governi mondiali" questo nostro disagio? è questa la nostra acqua abitabile o mortifera? come vi sentite? come la rana della storiella, che sta per morire bollita senza accorgersene o state in gran spolvero?

Oppure vogliamo e dobbiamo non dimenticare che qualcosa di diverso è sempre possibile? che dipende ancora da noi, che esiste la possibilità di eleggere un governo che possa ristabilire giustizia sociale, fermare i debiti e nazionalizzare? che siamo uomini liberi di decidere?
Io non voglio dimenticare Allende e vorrei che nessuno lo facesse. Vorrei che tutti potessero immaginare un mondo radicalmente diverso da questo, un'altra via; e non semplicemente ripulirlo un po' nascondendo la polvere sotto il tappeto. 
Quindi Viva Allende, viva Castro, viva Chavez, viva Morales, viva Mujica. 

VIVA TUTTO QUELLI CHE MI DICONO CHE NON E' COLPA MIA SE SONO QUI E SONO COSTRETTO A PIEGARMI A QUESTO SISTEMA, MA CHE MI RICORDANO CHE E' UNA MIA DECISIONE QUELLA DI RIMANERCI ANCORA. 
Perché è possibile fare in un altro modo, un altro mondo può esserci, l'autodeterminazione dei popoli è migliore dell'esportare la democrazia per aprire nuovi mercati, il sogno americano è una stronzata per farci stare dentro il sistema aspettando che ci cadano in testa le briciole del benessere mentre ci tolgono potere decisionale e la speranza di averne, perché ci convincono che addirittura è inutile e non saremmo in grado di gestirlo, ci pisceremmo addosso bagnandoci le terga: quindi è meglio pagarci il nostro ombrello mentre qualcun altro ci piscia in testa, ma rimanere qui sotto ad aspettare che "piovano ciambelle". 
Ma io voglio cambiare posto anche a costo di pisciarmi sotto. 
Che viva il socialismo!


















domenica 7 dicembre 2014

conservatorismo rivoluzionario

Onorevole Catilina
Vi scriviamo la presente per manifestarLe le nostre considerazioni in merito alla Vostra felice elezione al parlamento, illustre assise. Abbiamo raggiunto infatti la consapevolezza che l'alloro dei mediocri è il consolidamento della democratizzazione della virtù, ovvero quell'apoteosi della falsa cultura oclocratica che aborriamo e da cui rifuggiamo, fieramente emarginati.
O tempora, o mores. Tempi di decadenza, perversi costumi facenti capo a valori senza valore. Non è alla Vostra persona che rivolgiamo il nostro dispregio, in quanto Ella finanche non è che la secrezione di una società giunta alle ultime sistole dell'esercizio confutativo di se stessa.
Dal governo dei migliori al governo del popolo. Dal governo del popolo, al governo della moltitudine: paga dei propri sollazzi.
Dapprincipio la connessione con se stessi.
Come può il linguaggio un tempo condiviso della bellezza essere il trastullo del volgo e della volgarità? Arte per l'arte? Arte di artefici senza talento, intimista e libera dai fruitori ma schiava della galleria? Schiava del mercato! vorrebbero forse scandalizzarci? Ma il perseguimento dell'anticonformismo è il più becero dei conformismi. E una cultura che persegue lo scandalo fallisce se stessa.
Poi, la connessione tra uomini.
Come può la nobiltà della creazione letteraria brillare e divampare di luce nelle menti degli affamati di sapienza, di coloro che cercano beveraggio nelle parole dei grandi, se essa è affidata alla pretesa libertà delle masse senza nome di potersi pronunziare in virtù della sola capacità di esercitare una volgare ginnastica amanuense? Non dobbiamo confondere l'ampliamento della connessione tra esseri umani con il valore insito nel logos. Con la parola è stato creato il mondo, ma la parola è carisma dei chiamati.
Dalla connessione tra gli uomini alla connessione con il divino.
Come può l'effusione dello spirito e l'appartenenza ad una comunità religiosa, renderci abili alla penetrazione della Parola e della vertigine che essa provoca nei cuori. Lo spirito ci rende parte di una communio, comunità dei discenti, ma è la vocazione al travaglio interiore, alla ricerca affamata, alla speculazione del mistero che ci rende prossimi alla soglia della docenza. Alla base di questa puerile pretesa in cui non v'è colpa nel suo innocente afflato, c'è una fiducia nelle capacità dell'uomo che è mera cecità sulle sue miserie.
Infine la connessione con la società.
Come può, Nostro buon Lucio Sergio, una politica che dilania la fibra morale e il tessuto dell'idea, che si sfilaccia negli schiamazzi dei pasquini, nella tracotanza della cecità di visione, educare i popoli all'emancipazione? La democrazia ha fallito. Non a tutti è concesso ergersi oltre le miserie del proprio oikos, uno sguardo che vada oltre i propri tempi.
Non il governo della moltitudine, ma il governo dei migliori. Un governo di adozione, in un universo di valori condivisi la cui trasgressione ci dia ancora una volta l'ebrezza dello scandalon.

mercoledì 3 dicembre 2014

i fasciomafiosi

di Roma, cecati ed altre nefandezze.

Al di là delle cialtronerie del "tutti uguali", si scopre che il sindaco Marino stava cambiando la città davvero contro qualcosa di un po' più grosso delle "lobby". La mafia mischiata all'eversione nera. I personaggi del pd coinvolti, quelli che gli erano cmq invisi, sentimento reciproco.
Ho sposato la causa Marino non quando gli andava contro la destra, cosa più che normale, ma quando pezzi del pd hanno cominciato a cincischiare sulle multe alla celeberrima panda (non auto blu di servizio, ma una fiat panda rossa sua personale che si stecca con la moglie).
Io non credo nei santi e magari scopriranno qualche marchetta pure di Ignazio Marino, ma dire "tutti uguali" è come dire che la mafia non esiste.
Massoneria, eversione fascista, banda della Magliana, servizi segreti deviati. Sarà coinvolto anche il Vaticano? Magari quello di "de pedis è stato un ottimo Cristiano", magari quelli di Emanuela Orlandi, magari don Coppola l'amico degli amici (e amico di Riina). Chissà.


Merda e romanità, mentre Alemanno manifestava a torsapienza intascando mazzette dalle Coop che gestivano gli immigrati (i trenta euro al giorno!!) dicendo che romanzo criminale aveva un effetto negativo sulla gioventù. Tutto ciò è accaduto e sostenere che siano tutti uguale è falso: è una idiozia oltre che una bugia in mala fede.
Per questo odio Di Battista e il suo puparo, sciacalli lucratori che appiattiscono al ribasso tutte le differenze nella speranza di risultare giganti. Bugiardi e assassini. Uccidono con le loro bugie la democrazia, la differenza umana. Riportano in auge un concetto fortunatamente scardinato: la supremazia della bandiera sull'uomo. Da anti razzista convinto, io sostengo infatti che sotto nessuna bandiera, partitica o nazionale che sia, alberghi di fatto la bravura o la meschinità umana. Vomitevoli e inopportuni, mi da fastidio ogni singola dichiarazione grillina da ormai troppo tempo: ai livelli della Lega Nord. Giudicare una persona dopo averla conosciuta (personalmente sulla morale, pubblicamente sulla politica), fa parte del mio modo di non cadere in pregiudizi. Per questo non voterò mai il novello bellimbusto solo per la sua bandiera a cinque stelle. Ad oggi Di Battista è conosciuto e posso dire che mai lo voterei: così come mai commetterei l'idiozia (tipica grillina) del dire che è come Alemanno (anche se dicono le stesse identiche cose).
Nella pagina fb ufficiale del pd intanto si continua a parlare a spron battuto di "ggiobsèct" (evito di informarvi sugli epiteti del mio saggio padre all'udire di tale dicitura), lasciando DA SOLO forse l'ultimo baluardo di onestà di vertice del partito: il super sindaco di Roma. Sempre che dico super non per benvolere ma perché il sindaco di Roma città è di diritto il sindaco della città metropolitana (Che include anche Albano).
Ab usque tandem abutere Renzi patientia nostra? Mai una parola sul pd che attacca il pd a Roma città per farsi autocadere (mica Civati!) e non una parola in questi giorni che la Repubblica e diverse testate romane titolano "scandali a Roma bufera sulla giunta Marino"...e poco importa se l'unico vittima è per nulla coinvolto (né lui né i suoi) nello scandalo e anzi se i nomi del pd coinvolti erano gli scalpitanti della panda rossa.
Marroni poi era quello che davano papabile come suo successore al Campidoglio se si fosse andati al voto, qualora Renzi avesse indetto crisi di governo ed elezioni nazionali.
Nicola Zingaretti pure (su fb c'ha più fan del pd nazionale) tace. D'altronde lui era tra i papabili e tra i sedicenti committenti del sondaggio su Ignazio Marino che diede via allo scandalissimo delle multe. Il presidente del Lazio, tra i più importanti ammministratori che il pd vanta, lascia DA SOLO il super sindaco della Città metropolitana di Roma. Gli volevo bene a Zingaretti.
Orfini invece chiede qualche testa nel pd romano, come se lui venisse da Marte, come se da sempre a Roma non fossero i suoi più intimi a dare le carte nella capitale. D'altronde l'Onorevole orfini è il presidente del pd e a Roma non c'è mai.
Questo sistema va avanti da anni, nulla è nuovo e pochi i non collusi, è facile averne sentore da cittadini e da militanti di provincia. A Roma tutto è più grande, tutto è amplificato mille volte, anche lo schifo! Questo intreccio va avanti dai tempi della Banda ed è ben chiaro anche il suo rapporto col Divo. Tante volte si sarà indagato senza andare a fondo, mille volte si sarà insabbiato, mille volte qualche scomodo testimone/rompipalle c'ha lasciato le penne. C'era sempre però il Divo a mantenere la calma e lo status quo. Ma Giulio adesso non c'è più e tutto si sta frantumando sotto le piccole picche forse inconsapevoli dell'Alieno.
Carminari "er cecato"
Ripeto quanto dissi quando partì il massacro di Marino: chi viene attaccato dal pd romano, mi sta di botto simpatico. Poi se sta antipatico ai fascisti, diventa mio amico in un secondo.

domenica 28 settembre 2014

io se sapessi fare qualcosa, farei l'artista

Con intellettuali così, non vinceremo mai. Ricordo Nanni Moretti dire una cosa del genere in merito ai dirigenti della sinistra, una frase passata alla storia per la sua lampante veridicità quanto per la sua precursione nei tempi politici. Tornano alla mente ora che, tutto sommato, si vince. Solo che ci si martella perché si vince coi deputati di destra, poi coi voti di destra, poi con le idee di destra ecc. Proprio nel momento storico in cui la destra non ha deputati compatti, né voti in cascina, né tantomeno idee innovative da proporre. Purtroppo ci sono solo quelle idee là e noi siam qui a ratificare su chi le applica meglio. S'è detto che non si vota più per ideologia e per "partito preso" ma che bisogna guardare i programmi: e cosa vuoi certificare più di questo? la linea d'arrivo è uguale per tutti e bisogna vedere che mi incanta di più col progetto migliore; poi ci si spaura della non-ideologia del tutti-uguali. La verità è che la gente guarda al futuro e all'orizzonte pure quando ha fame, anzi soprattutto, e ad oggi abbiamo tutti lo stesso orizzonte, la stessa ideologia, lo stesso punto d'arrivo e ci distingue solo il percorso. Quando non hai di che mangiare, non c'è più lavoro, non c'è più decoro (citando Dalla), la persona comune guarda al futuro perché vive in una società capitalista, dove la speranza è la forza motrice dell'universo. Ci si muove per andare da qualche parte, se qui sto male mi impegno per andare lì, per arrivare da qualche parte che non sia qui insomma, per poter stare meglio nel mondo e nella società delle opportunità per tutti (per tutti i maschi eterosessuali, ovviamente). Ce la dovrebbero togliere questa speranza di vivere meglio, sennò c'imbriglia sempre! ma non è questo il tema. 
Il tema era che con questi intellettuali qui, caro Nanni, non vinceremo mai. Quelli un po' moralisti, radicali, quelli che duri e puri che si sentono un po' meglio. Il giovane comunista che no: io ad italiasgotalent non ci vado, chè io sono contro. Quel grande artistadisinistra che no: io a sanremo non ci vado, chè non condivido. Ci vuole coerenza, io sono di sinistra più sinistra de te, mica so del pd, che vado a icsfactor. Quelli che poi se a sanremo ci va l'artista sarebbero in grado pure di rinnegarlo! in ambito musicale anzi si è talmente tanto coerentintransigenti che pure se vendi molti dischi, non ti seguono più! La sindrome dello sfigato, del minoritario, della nicchia, del sentirsi meglio e speciale, del sentirsi superiore perché la cultura è preziosa quando è di pochi, però io sono artista per sensibilizzare. Le cose fini non le capiscono tutti e io faccio roba di nicchia e sono soddisfatto perché la verità è che l'italia è un paese troppo italiano, per citare stanis larochelle. Vogliamo dirlo, bello di mamma? non vali quasi un cazzo se non ti capisce quasi nessuno! perché vendere molto non significa essere bravi, ma essere bravi significa vendere molto. Sono sempre stato orgoglioso di quei gruppetti di peracottari che mi ascoltavo io quando non erano poco più che nessuno e poi son diventati molto famosi. E non sono mai stato per la teoria che gli articolo31 erano fichi finché non si sono venduti e poi Ax è pure andato a xfactor e pure morgan è una merda e un venduto e ci confonde perché prima fa l'elettronica, poi dopo mi fa deandré e poi va a fare il giudice ad un talentmerda. Smettiamola di essere dei rosiconi dei successi degli altri, artisti aspiranti intellettuali falliti. Basta! Perché se ai talent non ci andate voi bravi ragazzi che ci mettete un bel messaggio dietro lo show, perché so politica non la fa chi ha un metodo diverso e un contenuto innovativo, perché se a sanremo ci va solo povia, il grande pubblico fruitore della cultura solo tramite tv, potrà conoscere solo quei valori lì. Onestamente: pretendete che un compagno muratore, un compagno pescatore, un compagno contadino, dopo 12 ore di lavoro vada a teatro? pretendete che esca di casa l'inverno col freddo a vedervi esibire per il sol dell'avvenire delle vostre lucenti carriere? pretendete che baratti quattro ore di paga agricola per tre ore di teatro per lui e la sua signora, che se poi arriva tardi manco lo fanno entrare? siate bòni! almeno una volta la sinistra era contestataria e tirava le uova sulle pellicce, oggi ci lasciano blocco-studentesco fuori dai centri commerciali a contestare l'uscita dell'iphone! Per essere sinistra vera, bisogna andare in mezzo alla gente, per farsi ascoltare non si può supporre che ci vengano a citofonare a casa, ma bisogna andare nei luoghi in cui c'è pubblico e mettersi in gioco, bisogna pur indossare un giacchetto di pelle da maria de filippi, andare a sanremo (se pure con un campionamento di deandré come fece Frankie) e cose del genere. 
Perché la colpa dell'imbarbarimento delle masse è colpa dell'intellettuale che se la tira. Quello che dice: io con te non ci parlo. E l'elettore, il cittadino, il compagno, ascolta quello che gli parla, mica a te che con lui non ci vuoi parlare perché non ti capisce! Ma tu la sai cambiare la ruota della macchina? ma tu le sai le gare le canne dei pomodori? ma tu la sai fare una marmellata? ma tu ci sai stare a catena di montaggio? ma un lavoro ce l'hai? ah, tu sei un'attore?! e vorresti raccontarmi come va il mondo senza sapere nemmeno di che parli? senza conoscere il mondo e schifando l'unico tuo contatto col reale, con chi lo conosce? Ecco: tu sei il problema della sinistra italiana, tu intellettuale che non sai la realtà e quindi non sai interpretarla, tu che non conosci nessuno se non la tua cerchia di scemotti e che non ti abbassi per confrontarti col grande pubblico. Tu che vasco è una merda, che bisio è un venduto, che venditti s'è perso. 
 Poco prima che morisse Berlinguer era ad un comizio verso il pantheon, a Roma. Sul palco c'era il compagno Alvaro Amici che aveva strimpellato un po' di poesia. Ed Enrico gli dice: "ma lo sai che sei proprio bravo?" e Alvaro gli risponde: "io?! perché tu no?". Questa me l'ha raccontata il figlio di Alvaro, Corrado. Che sta un bel po' avvelenato col partito, che è uomo di cultura, suonatore di chitarra e voce possente, senza spartito e senza testo c'ha tutta Roma in testa manco fosse il mestiere suo. Però alle feste ci viene, molto disponibile, racconta storie, ascolta storie, sorride. 
Come disse Nanni Moretti (ed io lo rivolgo a tutti gli intellettuali di sinistra, prima ancora che ai politici) con questi qua "non vinceremo mai, non sanno parlare al cuore, né alla testa, né all'anima della gente. Devono ascoltare, se no non vinceremo mai". Non ascoltano mai, nemmeno sti intellettuali. Non ascoltano più. Ma nel mondo c'è anche tanta gente come me, di quelli che gli afterhours so fichi pure se so andati a sanremo, quelli che vasco gli fa accapponare la pelle pure se riempe gli stadi, quelli che renato zero è un poeta, quelli che alvaro amici è la voce di nessuno, ma della città in sé. A me piace Vendetti e no degregori, che ce posso fa? m'arriva! Mica che non mi arriva deandré (ci tengo un blog dedicato!) ma mi arriva pure vasco! e io credo che se non ti arriva vasco e ti arriva solo denadré, hai una sensibilità in meno. Le sensibilità hanno tutte una stessa dignità: poi c'è a chi ne arriva una sola, c'è chi ne percepisce più d'una. Ecco: all'intellettuale devono arrivare tutte e l'artista le deve sentire tutte. Deve saper guardare con la stessa intensità l'opera e il pop, la tv e il teatro, rimanere estasiato dal giovane virtuoso e capire il popolarissimo artista mondiale. 
 Perciò io credo che la colpa sia di quella sinistra che ha perso il popolo, che non ascolta né vasco né i negramaro, né ligabue né Laura Pusini, né jax né fabbri fibra. La colpa è di chi non guarda sanremo né italia's got talent o x factor. E dell'artista che non ci partecipa. La colpa è di chi non legge Moccia e Fabio Volo. Se non capisci cosa emoziona mezza italia, potrai mai emozionare mezza italia? con quale faccia chiedi il voto e pensi di poter rappresentare un elettore che giudichi abbia la sensibilità di un facocero? La tua risposta è sempre la stessa: perché l'italiani sono un popolo di inetti, senza gusti musicali, che si fanno imbambolare dalla tv, che non leggono giornali o letteratura, che non vanno a teatro. Ma la verità è che sei tu che non capisci tutti e non i tutti che non capiscono te: se scendi dal piedistallo te ne accorgi che il teatro avanguardista c'ha rotto il cazzo. Bisognerebbe avere il coraggio di dire in faccia a certi ragazzi, a certi artisti, a certi politici, a certi professori: "Fai l'artista, te ne freghi, ma in verità è la gente che se frega! ... Sei un artista? E CE LO CACHI CHE SEI UN ARTISTA!"


sabato 16 agosto 2014

obiettivi e territori

(digressioni e insegnamenti tratti da una partita di risiko di mezza estate)

La strategia migliore, quando giochi a Risiko, non è primeggiare troppo lasciando i tuoi avversari tutti più o meno deboli. Così susciti solo il timore, che porta i tuoi nemici a coalizzarsi contro di te: a quel punto o vinci subito oppure soccombi. 



Durante la guerra fredda c'era un equilibrio. Quando annienti i ghibellini, si formano immediatamente guelfi bianchi e guelfi neri. E fu così che nel mondo non ci sono più filoamericani e filosovietici, con una parte di mondo terzista, ma in ogni dove filoamericani e antiamericani. 
Questi ultimi brandelli di resistenza culturale sparpagliata nel mondo, presto o tardi sono stati combattutti e, per semplificazione, denominati "terroristi": sotto questa etichetta imposta dal loro gigante avversario a stelle e strisce, si sono coalizzati e sistemati nello scacchiere mondiale. Di fatto gli Usa hanno dato loro un nome e un metodo accettato, come forma di dissenso. Il terrorismo è l'unico modo che i popoli hanno per attirare l'attenzione mondiale, sulla loro problematica esistenziale. Non c'è libera trattativa da libero mercato. Se accetti il sistema capitalista, vieni inghiottito come Stato satellite, costretto all'ammodernamento e all'indebitamento per fare quelle infrastrutture necessarie per poter avere un minimo vantaggio economico dallo sfruttamento delle tue risorse. Immancabilmente quel minimo vantaggio sembra essere l'unica via per un fantomatico benessere. La speranza, che è l'ultima a morire e che alimenta come unico e vero motore, il capitalismo tout court. L'accordo "economico" si fa col governo del posto, se è un dittatore è pure meglio. Se questo dovesse alzare la testa, si va ad esportare democrazia coi carri armati. Se c'è guerriglia, anche meglio: un'ottimo motivo per continuare a muovere l'industria bellica e mantenere un controllo diretto. Tutto questo aveva una copertura durante la guerra fredda perché il mondo si divideva tra chi pensava che i comunisti erano buoni (ma come, non c'è democrazia!) e chi invece pensava che erano i cattivi e quindi chiudeva un occhio se c'era guerra "calda" per il mondo, purché si mantenesse "fredda" dalle parti nostre. La democrazia ha dei costi e va difesa! Finita quell'epoca è stata fatta molta carne di porco, perché all'evidenza della sconfitta di mammarussia (che in questo ragionamento era mamma pure di chi non vi si riconosceva come figlio legittimo), c'è stato un riposizionamento: la democrazia come bene assoluto e i diritti civili scambiati per diritti umani. Ovvero in nome del diritto di voto non richiesto, abbiamo esportato guerra, tortura, sfruttamento e sottomissione. Spaesamento e sradicamento. Fu così che il colonialismo, l'imperialismo ecc si riciclano ancora per servire il mercato globale e le sue regole che premiano chi ha cominciato a giocarci prima, senza tener conto se pur era evidente che creava danno tanto ai popoli conquistati, quanto ai conquistatori. La mania del senso di colpa mondiale, buonisti contro macellai, disconoscimento della propria madre culturale, con tom Cruise che diventa l'ultimo dei samurai e Oriana Fallaci che dice che i negri puzzano, Calderoli che porta a spasso porci in funzione antislamica e magdi Allam che diventa Cristiano, la frenesia dell'omologazione ed il rifiuto delle proprie radici. 
Il mercato unico perde solo con il confronto ed è il suo nemico giurato: quando vince il mercato infatti perde la democrazia, perché diventa la vendita di un prodotto accattivante e ben detto: una disputa che animava già Socrate contro i sofisti. L'orale contro lo scritto, perché allo scritto come ai media moderni, non si pongono domande. Non ci si confronta. Poi l'esaltazione del web2 come luogo di confronto: a prescindere giusto perché dava l'illusione di partecipazione diretta e incisiva, di condronto con un mondo invece ormai troppo largo perché la parola di uno fosse veramente diretta e incisiva. Il tasto like rende partecipe chi ha poca fantasia di esserlo e lascia insoddisfatto chi invece vorrebbe. Accomuna il meschino che conta come il critico, laddove per uno c'è rivalsa e per l'altro frustrazione. Non era meglio il dibattito sulla carta stampata tra Vittorini e Togliatti? non ci si confrontava sui media? Eppure erano quei rubli a finanziare quella carta! Il finanziamento privato come grande sponsor. Poi però è finito quell'epoca e il mondo non è mai "si stava meglio prima", perché pure prima c'erano democrazie limitate e tante altre brutture. Meglio affrontare i problemi di oggi alle condizioni di oggi e provare ad andare avanti progredendo anziché regredendo.
È successo come a Risiko da ragazzi, per i grillini: tutti insieme per arginare il potente. Ma in quel "tutti insieme" non c'è casa per nessuno: serve non tanto a vincere, quanto piuttosto per non far vincere gli altri. Infatti dopo le elezioni sembravano aver raggiunto l'obiettivo! Il povero Bersani s'è preso un bel calcione per averli trattati da soggetto politico, come se li avesse offesi! "E che ti pensi, che abbiamo concorso alle elezioni per governare?" Un eccesso di zelo: va bene farlo con disinteresse... ma non proprio far come se avessimo scherzato! In verità i grillini si auto posizionavano come partigiani liberatori, come resistenza al potere dominante, ovvero come i terroristi. Talmente inglobati in quello schema, che era un'offesa volerci trattare: chi vi credete che noi siamo (per i capelli che portiamo)! 
L'unico modo vero di funzionare per la democrazia, è che i rappresentanti ben rappresentino i rappresentati, ovvero ben interpretino gli umori e ben dirigano gli eventi. Partecipare è un diritto e non un dovere e a molti non gliene può sbattere di meno (sennò Grillo dovrebbe prendere l'80%, mentre la percentuale di "delusi" o cmq dei non votanti sale nonostante tutto!) e finisce sempre che chi partecipa si sente in maggior diritto e superiore a chi si disinteressa: ragionamento che non può che portare ad una deriva aristocratica dove non si sa, visto che non esiste più la nobiltà di sangue, chi siano questi "migliori" e chi li elevi a tale rango. Non si può costringere alla responsabilizzazione collettiva. Vendendo un buon prodotto Grillo fa un sacco di soldi, ma non può andare oltre il suo ruolo di termometro politico; o meglio non può, se si autocolloca nella casella dei terroristi, di quelli contro. Contro il sistema si sta come i terroristi veri, non in parlamento. Altrimenti sei un catalizzatore di dissenso che su quest'ultimo specula economicamente. Oppure, come cerca di diventare, sarà un normale partito che dovrà dotarsi di regole di selezione della classe dirigente perché ben interpreti e diriga (regole democratiche o per unzione dall'alto), per sopravvivere. E arriverà a tutti i nodi della burocratizzazione, forse modernizzandola col blog e rendendola voloce, ma arriverà agli stessi identici nodi. Come già è arrivato alle questioni etiche, al dissenso, al rapporto con gli iscritti e gli elettori arriverà alla selezione dei dirigenti e alle politiche concrete. 
Come si esce dallo schema attuale, in cui il dissenso è incardinato anch'esso nelle regole dell'egemone? come sopravvive la democrazia? Alimentandola col suo pane che sono confronto, che prevede pluralismo, che prevede libertà di espressione. Per fare tutto ciò però ci sarebbe bisogno che qualcuno pensi al modello diverso da poter esprimere e confrontare, altrimenti ci sarà sempre e solo la percezione che "sono tutti uguali", contro quelli che sono "diversi" (dissidenti). I filoamericani e i terroristi. Filogovernativi ed extraparlamentari, ma nessuna alternativa (come oggi specificatamente in Italia, con sel che si sgretola nel dilemma, i 5s che stanno fuori pur avendo seggi e Berlusconi che invece sta al governo). 

Ma un problema internazionale non si risolve in una voce. Come dopo l'espansione di Alessandro Magno, il mondo si ingrandisce (si deterritorializza) e il cittadino si restringe, rinascono i cinici come gli stoici, gli scettici e i gli epicurei: ed il comportamento singolo, del consumatore che non agisce sempre in forma razionale come economia politica vorrebbe, potrebbe cambiare molto la qualità delle nostre vite e dare meno soldi e potere a questi soggetti oggi dominanti. 
Decrescita felice? Condivisione della produzione e massimizzazione di profitti sociali in piccole comunità? chissà! Bisognerebbe sapere cosa vogliamo, quali sono i nostri obiettivi, cosa ci è caro, per essere qualcos'altro da quello che siamo e non solo e semplicemente terroristi antiamericani... altrimenti saremo un gruppo di invidiosi gufi coalizzati che non vogliono far vincere il più forte perché non si chiuda la partita, ma senza una strategia per raggiungere un obiettivo altro, un obiettivo nostro. Come a Risiko.

martedì 15 luglio 2014

Palestina libera

(di violenza, palestina e libertà)
Non è vero che sono contro la violenza. Certo ho avuto anche io la fascinazione per il pacifismo e la non-violenza, ma ne sono uscito da diversi anni. Certo quando studi le guerre mondiali, leggi Ungaretti, apprfondisci ghandi, ti informi sul '68 e il rock e il Vietnam, ti viene inculcato che la guerra è una cosa brutta. Certo, come rispondeva il marchese Onofrio del Grillo a Blanchard quando quest'ultimo paragaonava una carica napoleoneonica sul campo di battaglia al fare l'amore: "si l'amore... t'ammazzano!". 
Ed è pur vero, in guerra si muore. Ma c'è pur sempre chi in guerra muore felice, no? "Stasera ceneremo nell'Ade!" gridava Re Leonida ai suoi trecento spartani. C'è pur sempre la libertà da difendere e la giustizia che differenzia la guerra di Ares da quella di Atena. 
No, io non sono contro la violenza e la guerra in tutto e per tutto. L'uomo risponde animalescamente con la violenza alle proprie necessità prima di tutto biologiche, ma anche "spirituali". Dalla lotta per il cibo alla conquista degli spazi, è sciocco rinnegare la guerra e la morte come stati possibili e che puntualmente anzi si verificano tanto nella storia quanto nella vita di ciascuno di noi. La legittima difesa è ancora concepita come violenza giusta, la ribellione al tiranno, la rivoluzione francese e il codice napoleonico, la guerra di resistenza partigiana al nazifascismo. I persiani saranno tanti, ma noi siamo contenti di morire da spartani liberi piuttosto che vivere da greci schiavi e servi. Qualcosa in cuor mio mi dice che sarei salito sulle montagne a tirar sassi ai nazisti che avrebebero risposto con gli eccidi. Non discrimino né giudico la resistenza non violenta, ma più che ghandi amo citare Aldo Fabrizi che fa il prete in Roma città aperta, ma tuttavia non mi sento nemmeno di rinnegare i fucili, di condannare chi difende sé stesso ed il suo futuro con la violenza. Morire fa parte del macabro gioco della vita e certi tipi di esistenze sono tollerabili meno di certe vite disumanizzate. Questo è anche il confine stabilito nell'eutanasia e per certi versi anche nell'aborto, la cui responsabilità di vite decorose e degne di essere vissute è delegata a terzi. Non vi è dubbio che la violenza è un atto violento, è tautologia, ma quanti atti non fisicamente violenti sono peggiori di violenze in senso stretto? Il mobbing e lo stalker, come tutte le oppressioni, non sono violenza? "Mendicare la vita per un tozzo di pane è violenza!" Ci ricorda Vanzetti-Volonté. Il denaro è violenza come la paura di morire di fame e sete.

"Ci hanno insegnato la meraviglia.verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame" (De Andrè, La mia ora di libertà)

E allora perché dovrei dire che i missili kassam sono sbagliati? Perché quella guerra dovrebbe essere peggiore delle nostre in Afghanistan e in Iraq? Perché chi rivendica casa sua con la violenza, quando cinquant'anni di diplomazia unidirezionale, finta e imbrogliona sono falliti, è un terrorista? Chi può negare il diritto di hamas, quando le indipendenze degli stati moderni sono tutte frutto di lotte molto più fratricide di questa? Con che presunzione e con quale pancia piena riusciamo a gridare invocazioni di pace, quando da troppo tempo quella pace significa affamare e vessare un popolo rispetto ad un altro? Quella è una guerra che cerca di appriviggionarsi acqua potabile per farne uso esclusivo, una ancestrale guerra per la pozza d'acqua, molto similmente a come noi muoviamo guerra e armiamo popoli per il petrolio. Le rivendicazioni di uno Stato unito, con la sovranità sulle risorse naturali, il cui popolo possa autodeterminarsi e difendersi da ingerenze straniere, non è nulla più di ciò che riteniamo necessario ed indispensabile per noi. Nulla di meno di ciò per cui moriremmo da eroi, per cui morire sarebbe non solo lecito ma addirittura renderebbe orgogliosa la nostra famiglia.
"Libertà", strillava William Wallace mentre a noi viene la pelle d'oca.
O Victoria o muerte, Palestina libera!




«Non sono un terrorista, ma non sono neppure un pacifista. Sono semplicemente un normale uomo della strada palestinese, che difende la causa che ogni oppresso difende: il diritto di difendermi in assenza di ogni altro aiuto che possa venirmi da altre parti». (Berghouti: Washington Post, 2002)

venerdì 2 maggio 2014

che si sia prima di tutto persone (di elettori, fans e militanti: una nota di disambiguazione)

Non credo affatto che l'italiano è migliore di chi lo rappresenta. Credo che chi lo rappresenta sia la diretta e speculare conseguenza dell'elettorato che lo elegge democraticamente. 
Io infatti mi batto molto di più per cambiare l'italia, piuttosto che cambiare chi la rappresenta, perché credo molto in questo meccanismo di consequenzialità: ovvero che cambiando (aprendo!) un pochino la testa di chi vota, prima o poi cambieranno anche i rappresentanti politici. Nel frattempo che vivo, sostengo anche quelli che lo meritano, che sono pochi ma esistono ancora, sparsi un po' qua e un po' là, impegnati in battaglie culturali territoriali concrete, smontando i poteri forti alla base, che può sembrare meno efficace ma che lo ritengo molto più efficiente del voto in cabina elettorale ogni cinque anni. 
E in molti ne sono convinti... non di sostenere la brava gente nelle battaglie giuste in maniera attiva (sia detto mai! giammai!) quanto piuttosto che votare ogni 5 anni sia una perdita di tempo. Costoro in parte sono quelli che non voterebbero mai, quelli che vorrebbero un sistema di delega vitaliazio che gli eviti di pensare troppo a cosa sia giusto e cosa sbagliato (che fatica prendere una decisione, che fatica assumersi la responsabilità di stare da una parte col rischio di metterci contro l'altra!!); gli altri invece sono coloro che stanno più a sinistra, stanno alternativi: quelli che sono soli e la chiamano unicità, quelli più scettici dei cinici, quelli oltranzisti, quelli così avanguardisti che stanno così avanti che... dove dovevamo arrivare? 
Finché un giorno non arriverà qualcuno che fino a ieri se ne fregava, ma che decidendo di cambiare la classe dirigente in un sol giorno si candiderà al grido di "tutti uguali"... trasformando e appiattendo barbaramente le differenze con un colpo di spugna tra chi da anni si impegna concretamente contro quel malcostume e i malcostumati di cui sopra. 
Ah mi dicono sia già successo :/ beh, uguali un caz! 
A occhio e croce sembrano contagiati dall'invasamento che sembrava solo grillino fino ad oggi: ma il fascino del lìder infallibile alla guida del partito infallibile sta prendendo il sopravvento sempre più anche "a sinistra", come fosse un ritorno di fiamma, un nostalgismo preoccupante, il colpo di coda dell'ideologia che è stata spappolata dallo scetticismo. 
E io che pensavo che potesse finalmente sorgere il sole del criticismo mi sbagliavo di parecchio. 
I veri uguali, sempliciotti e tagliateste, borghesotti qualunquisti, burocrati gattopardeschi di questo paese siete voi. Voi che mettete la bomba al ballo mascherato della celebrità, voi che sostituite ad un potere lo stesso tipo di potere. Giudicare è difficile e per uno restio al potere (sia subito che esercitato) come me è addirittura sbagliato. Eppure anche tu hai giudicato, come hai fatto con Craxi: ma ora come allora, per quello che hai fatto, per come lo hai rinnovato, il potere ti è grato. Il potere te ne è grato: e non il popolo di cui ti vanti di essere portavoce. Bisogna farne tanta di strada per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni. Non sono amante della violenza anche se la considero una risorsa, una scelta possibile (ma a me vengono in mente i partigiani e non i giacobini a differenza di molti). La violenza (tutti i tipi di violenza) è distruttiva e non costruttiva di un sistema di potere: quando costruisce un regime, ci allontaniamo di molto dalla mia idea di democrazia. Non sono mai stato comunista, falce e martello non l'ho mai votata e ho raggiunto l'età della coscienza sociale e poi via via politica solo quando buttarono giù le torri gemelle. Mi considero forse anarchico, mi considero deandreiano, mi considero gramsciano. Mi considero molto più semplicemente un uomo libero di questo territorio: e con libero intendo libero di scegliere da che parte stare. Non libero di non scegliere apaticamente. 
Questo mondo non è bello ma resto vivo. Questo paese non è bello ma resto in italia. Pavona non è bella ma resto pervicacemente pavonense. Questo mio partito non è bello ma trovo sempre qualcuno di buono da votare. Non ho detto che il mio è più bello del tuo, c'è del bello ovunque e abbiamo bisogno di tutti. Ho detto che io sto qua: c'è pur sempre bisogno di qualcuno che dia la preferenza ai giusti candidati nel pd. 
Detto ciò, io non sono un europeista di questa europa convinto, o meglio non sono convinto da questa europa in tutta onestà troppo troppo mittleuropea e poco mediterranea, in cui l'unico candidato che viva sotto il parallelo di Parigi è Tsipras. Già perché i candidati non sono solo due, anzi: c'è Jean-Claude Juncker (lussemburghese, del Ppe ovvero di centro-destra), Martin Schulz (tedesco, del pse ovvero di centro-sinistra), Guy Verhofstadt (belga, liberale, di destra), Ska Keller (tedesca, unica donna, dei verdi) e Alexis Tsipras (greco, sostenuto dalla galassia di sinistra). Sono europeista, voterò una brava persona come ilaria Bonaccorsi, anzi tre brave persone (seguendo tante logiche che non sto qui a sciorinare) visto che le preferenze sono tre. La voterò nonostante il Pd, come si è detto anche nell'ultima campagna elettorale. 
Già perché questo partito lascia veramente poco spazio alla mia persona e alla brava gente, quella libera, e sembra sia sempre più difficile vedere in fondo al tunnel, soprattutto adesso che il partito si sta aggrappando al segretario premier come fosse il sol dell'avvenire. Si perché odio il culto della persona e odio soprattutto i cani più realisti del re. 
Ad esempio la polemica sul concertone del primo maggio di piazza s.giovanni di Roma, ha messo in luce al pubblico questo snervante atteggiamento prono di servilismo. Odioso. I fan di renzi che attaccano pelù in difesa del lìder, screditando le sue parole non sul merito (parole vaghe, generiche e a loro modo qualunquiste anche se indirizzate a una persona in specifico, appunto renzi) ma con una dietrologia vintage: tirando fuori la storia della direzione artistica del festival di firenze. Io la vedo così: pelù ha sempre fatto campagna antirenzi sin dai tempi del sindaco, dai tempi delle primarie per il sindaco. Perché magari conosce i suoi supporters e non gli garbano, semplicemente. Quello quando ha vinto le amministrative lo ha silurato per non dargli visibilità, una tribuna cittadina, e consolidare il suo potere territoriale, come ogni sindaco fa in ogni città d'Italia. Se uno pensa che piero pelù possa aver detto quelle cose solo per ripicca al festival che non dirige più, forse non ha ben chiaro la storia del personaggio. Pelù era già famoso, stava già impaccato di soldi, potrebbe campare di rendita, un mestiere ce l'ha e non ne desidera un altro, non necessita di visibilità, né a firenze né in italia, né in politica. Al contrario il premerrenzi ai tempi aveva bisogno di mettere a tacere i suoi "oppositori culturali". Perché pelù non si sta candidando e di questo stiamo parlando: un oppositore culturale e non politico, a differenza di grillo che poi il politico si è messo a farlo davvero, da comico che era.
Cominciare a vedere i soldatini nel pd che difendono il premier del paese (segretario del più grande partito del paese) da un cantante considerandolo un avversario politico, mi da la misura di quanto mi stia stretta la situazione. La dissidenza culturale va ascoltata sempre, gli artisti non devono suonare il piffero a nessuna rivoluzione. Quando pelù sarà candidato contro renzi lo accuseremo di strumentalizzare la sua posizione e lo inviteremo a disambiguare le sue situazioni come oggi facciamo con grillo, che si spaccia per comico ma di fatto fa i comizi a 30 euro intascandosi il malloppo alla faccia del movimento. Fino ad allora, tifiamo rivolta e che viva El Diablo!



Io nel frattempo sto qui, in attesa che mi caccino e in attesa che qualcuno mi dica perché è sbagliato essere antimilitaristi, perché è oltraggioso pensare che "il bonus di 80€" non sia minimamente una riforma del lavoro concreata, che non aiuti a dare prospettiva di vita alla mia generazione. In attesa che i fans ritornino a fare i fans dei rockers e i politici tornino a fare politica su un pezzo di terra tra la gente vera tra le battaglie serie, che i cittadini tornino a fare i cittadini nel loro quartiere incalzando i politici sui problemi anziché mettersi a fare i politici a tempo perso, che i sindacati tornino a fare i sindacati e non solo i wedding planner, che gli strumenti di comunicazione tornino ad essere usati per la comunicazione anziché spacciati per partecipazione. In attesa insomma che possa esplodere la moda del pensiero critico che spinge ad essere militanti, in qualsiasi cosa si faccia: che si sia lavoratori, consumatori, politici, cittadini, associazioni culturali e di categoria.
Che si sia persone prima di tutto. Persone "gettate nel mondo" in un tempo e in uno spazio preciso e non avatar gettati a cazzo nel web: spaesati, straniati, delocalizzati (dimagriti, declassati, sottomessi, disgregati).

lunedì 24 febbraio 2014

#pippostayinside (prima esistere, poi avere un metodo, poi farci correre dietro)

Non sarà facile, non sarà bello e non sarà gratificante. Nessuno ce lo aveva promesso. Ma sarà giusto: ed è esattamente quello che cercavo. 
Questa è l'unica posizione per poter cambiare le cose: abbiamo solo da lavorare e se le cose non vanno come diciamo noi, bisogna impegnarsi di più. Non importa impegnarsi da quale punto e in quale modo: bisogna impegnarsi per costruire un modello alternativo di partecipazione che non sia quello del tradizionale partito e che non sia quello finto e da like su social network. 
Questo è l'obiettivo della sinistra persa e da ricostruire: come rimanere un partito dei molti, come far partecipare più gente possibile, come "ascoltare la base", come non essere populisti ma allo stesso tempo non essere il celeberrimo 3% senza popolo. Come rappresentare il tutto senza diventare una macchina clientelare del potere fine a se stesso

Questo è sinistra, questo vulnus fa rimanere a casa l'elettore di sinistra, questo è ciò che non ci fa raccogliere i pezzi dalla caduta del muro di berlino e che ci tiene uniti solo grazie ai vecchi compagni nostalgici o ai giovani arrivisti affaristi. Pochi si sono salvati dal tritacarne e solo grazie a meriti personali, alla fortuna di avere dei grandi maestri: insomma grazie al caso. 
Ci stiamo sbattendo che il Pd si sposta verso centro e poi verso destra, come fosse una deriva dei continenti inesorabile, come se il partito fosse un ente personificato con le sue gambe che cammina nonostante la volontà umana. Vi darò una notizia shock: non è così. Il Pd è fatto di persone. Nel bene e nel male. Il dramma e la paura di "morire democristiani" ha innescato atteggiamenti controproducenti, una profezia autoavverantesi: l'obiettivo infatti non è affatto essere la sinistra: più ci spostiamo a sinistra (come individui, nell'autodefinirci intendo) e più ci poniamo come argine ultimo e pertanto consentiremo l'allargamento a destra, in un partito a vocazione maggioritaria, in un moto centrifugo. IO VOGLIO ESSERE IL CENTRO. Essere centrali, essere perno, fare da baricentro di una coalizione è il ruolo a cui dovremmo aspirare; non tanto ad essere "la maggioranza", quanto innescare un moto centripeto. E non centro nelle posizioni politiche, non AL centro ma IL centro, nel senso di dettare l'agenda senza proclami, sponsorizzando un modo di prendere le decisioni, più che la decisione stessa che di volta in volta si deve prendere. Come Civati sta provando a fare.
Per anni il nostro obbiettivo "sovietico" è stato essere maggioranza del paese e quindi lo spostamento al centro sembrava quantomeno legittimo se non addirittura ovvio: volevamo il governo, più che l'egemonia culturale del paese. Dobbiamo invece rivedere la nostra meta che, credo, non debba essere il centro del paese e del parlamento, quanto piuttosto il centro dell'area culturale che si vuole rappresentare. Questa affermazione implica due conseguenze: la prima è che ci fa esistere come area culturale e quindi che ci poniamo come alternativa ad un'altra area culturale (legittimando la sua e la nostra esistenza) che definiremo berlusconiana, di finta partecipazione e populista, di destra; che potremmo chiamare anche per certi versi grillina e renziana, ma quelli sono solo tentacoli dell'onnipresenza ventennale del silvio nazionale, che hanno prodotto leader riconoscibili: il berlusconismo non è il 70% di questo paese, semplicemente è una minoranza che domina perché ha individuato la sua frattura sociale ed è lì che è maggioritaria. Un leader tracotante e spaccone che fa vincere (di chi sto parlando? di berlusconi, grillo o renzi?). Ma c'è un mucchio di gente contro, in tutti i partiti ma soprattutto a casa, brava gente che non capisce e che non si piega. Per intenderci io non credo che tutti questi soggetti debbano essere necessariamente nello stesso partito o votare la stessa cosa. Tutt'altro. La seconda conseguenza è che è necessario trovare un metodo di partecipazione diverso, che ricostruisca il senso della parola democrazia, che dia un senso all'agire comune, che ci faccia percepire la possibilità di incidere sul serio. E il mio obbiettivo di uomo di sinistra è trovare questo metodo e far si che tutti gli altri lo usino, "essere egemonia culturale" in questo. Creare un'area culturale diversa dal centrodestra. Leader in grado di includere, ascoltare, interpretare, fare sintesi: non stare in sintonia mistica (B.), né esserne il messia liberatore (GG! alias GiuseppeGrillo), né prenderli per stanchezza minoritaria (facce vice matte' R!). Vi ricordate quando ci dicevano che imitando il berlu, l'elettore avrebbe preferito l'originale alla copia? quello si chiama dettare l'agenda politica: lui esisteva, noi no. GG l'ha superato in quanto a invasamento dei partecipanti ed esclusione dei dissidenti. A Matteo vorrei ricordare che "nzi Re", che dalle parti mie significa "non sei Re" ma che è un buon gioco di parole per Re-nzi: il finto unanimismo affarista di sinistra, brucia leader e tu l'hai presi solo per stanchezza!

Inventare un modo e far si che lo usino tutti gli altri: questo è entrare nella terza repubblica, nell'era democratica nuova, modernizzare il paese. E questo è il compito progressista della sinistra, storico, emancipare le masse, renderle partecipi della vita pubblica e mettere a disposizione di tutti la possibilità di capire e di esprimersi. Lo scopo del socialismo europeo non può essere che questo, a prescindere dalla identità che è importante per un partito (e soprattutto per il pd) e dal programma.
Ovviamente il metodo di destra è "uno solo (quasi sempre lo stesso) al comando" e tutti gli altri in poltrona; e passa per la spettacolarizzazione disarmante: noi, come sempre, 10 anni dopo del resto del mondo, che del reaganismo e del thatcherismo si è liberato quando noi abbiamo cominciato il berlusconismo. E tra l'altro noi ce lo siamo portati appresso per 20 anni (anziché per 10) e perciò oltre al ritardo dobbiamo aggiungere la perseveranza (diabolica)!
Quando arriva il modo di sinistra? chi lo elabora? 

questo non so dirvelo! ma so che qualcosa si muove e probabilmente anche grazie a GG, che con la paura del fascismo (quello suo più credibile di quello di Larussa, Storace, Mussolini Alessandra e B messinsieme) ci ha stimolato nel ragionamento.
So solo che Barca ha dato un grande spunto con la Mobilitazione Cognitiva, che le Doparie sono una gran cosa e che Civati ci sta provando concretamente nei suoi incontri e sul suo blog personale. 
Per questo uscire dal pd sarebbe un peccato (Sel, Prc, PdcI esistono già, chi vuole potrà votarli: non è questo il punto per l'elettore/militante!). A me interessa che si crei un metodo e che diventi "virale", per usare un termine medico preso in prestito dalla tecnologia: se questo metodo diventasse maggioritario nel pd, sarei addirittura una persona felice di votare! Per questo non bisogna fare la scelta personalistica della poltrona, la scelta identitaria della fuoriuscita "rosicona", ma bisogna stare là dove stanno il maggior numero di scontenti ai quali proporre non una nuova persona, ma un nuovo metodo! E quale posto più stracarico di scontenti e delusi che il pd? è qui che bisogna stare perché il nostro obiettivo, tornando all'inizio, non è dichiararci di sinistra: io che sono di sinistra lo so e nessuno me lo toglie; lo sono mentre vivo più che quando voto e credo che sia più importante; non ho crisi di identità in merito e le chiacchiere da pendolare non mi hanno mai intaccato. 
Il nostro obiettivo non è andare verso il centro, ma essere centrali. Spostarsi a sinistra implica lasciare la centralità della scacchiera ad altri che si sentiranno legittimati a spostarsi sempre più a destra tanto quanto noi siamo spostati a sinistra: per questo il centro voglio essere io, per legittimare una alleanza e la smania di governare che fermi i suoi tentacoli all'interno del pd. Per fare questo ci samo inventati la "vocazione maggioritaria" e logica delle alternanze. Ci dicevano che il problema del pd erano rutelli e binetti, ma la vera catastrofe è arrivata con la fuoriuscita di questi soggetti e la presa di centralità dei franceschini. Quella gente politicamente poneva un argine, anche se è difficile da credere (argine che oggi a quanto pare è stato prima di monti e casini, sempre di binetti stiamo parlando, e oggi addirittura Alfano!). Ok, allora torniamo alla logica della coalizione e perdiamo l'aspirazione maggioritaria: periodo bersani, la sinistra che governa il pd. Sel compagno fidato, ma di contrappeso si fa l'occhietto strizzato a casini/monti (allargamento a sinistra = allargamento al centro). Anche qui, la smania di essere maggioritari nel paese e nel parlamento, la smania di governare (che bersani evidentemente non ha avuto, ormai è storia) ci ha portato ad un nostro decentramento e alle larghe intese (avallate da grillo che con bersani manco ci parla, manda i capigruppo, e invece con renzi va in prima persona a fare lo show) senza uno straccio di consultazione che non siano state le primarie frequenti del pd, che hanno sancito una linea (?) poi sempre disattesa (perché le primarie santificano in maniera plebiscitaria una persona e mai un "programma").
Tutto questo perché, pur nella mia identificazione con la sinistra, manca un metodo che possa "proteggere" e fare scudo e non presti il fianco. Perché siamo perdenti e minoritari? forse! Ma soprattutto siamo senza popolo! perché per non essere populisti non abbiamo un popolo! ma davvero ci manca il popolo della sinistra? o forse piuttosto manca la possibilità di questo popolo di potersi esprimere e di sentirsi coinvolto? un modo che non sia lo strillo dal balcone, il proclama dal predellino o il like sul blog! Non mancano dirigenti e brave persone, e non manca il popolo della sinistra: manca un metodo che possa tessere le fila di un'area culturale. Per questo ci piace il documento di Barca, il blog di Civati, la proposta delle doparie (magari diventassero centrali insieme a noi e non rimanessero periferiche o peggio fuoriusciti come noi!)
Dentro o fuori il pd, chi vuole adoperarsi per questo obiettivo comune può farlo. Io credo che qualcuno nel pd dovrà pur farlo: sarà il compito più difficile ed il lavoro più sporco. Ma è necessario. Speriamo che nel frattempo associazioni, patronati, partiti e singole persone lavorino per la stessa esigenza della sinistra, ciascuno dalla sua posizione. Anche nella vita privata battersi per un metodo di inclusione e partecipazione che contrasti le destre e i populismi, che sia incisivo, democratico, partecipativo della gggente, della massa (le ho usate tutte le parole chiave per i nostalgici?). 
Questo distingue un'area culturale da un'altra: il metodo. La democrazia è un metodo da contrapporsi alla monarchia o all'oligarchia (magari ad averceli, gli aristoi!). Dal momento che abbiamo scelto di abbattere dittature, tirannidi e monarchie, non ci rimare che saper distinguere tra oligarchia e democrazia. Perché la democrazia è una cosa di sinistra, mentre l'oligarchia mascherata da democrazia (la mafia e la massoneria berlusconiana) e l'oclocrazia (grillista), sono cose di destra. 
Orsù compagni, ognuno al posto che preferisce, ma tutti con lo stesso obiettivo senza criminalizzare l'altro, abbiamo bisogno di tutto e tutti affinché un nuovo metodo diventi egemonico nella nostra caotica area culturale, perché smetta di perdere pezzi e perché sia credibile. Perché sia più centrale e meno centrista, bisogna partecipare.
Al lavoro e alla lotta.


*in foto Method_man e Red_man, celeberrimi rapper del wu-tang clan (uomo metodo e uomo rosso)

martedì 4 febbraio 2014

#famobreccia (and i'm giving it all, it ain't much i'm asking, if you want the truth, here's to the future)


Famobreccia ner core de la gente,
famobreccia e 'na guera 'ndipendente;
famobreccia su tutte quante ste mmonnezze,
sur fatto de Cerroni e su st'artre schifezze;

famobreccia ner muro che divide e che ferisce,
perché uno è a tintaunita e uno è fatto a strisce...
E si famobreccia su tutte 'e discriminazioni
famobreccia puro su 'e cementificazioni!


Famobreccia a parlà d'energia nòva pulita
sparagnamo euri, che la strada qua è n salita!
famobreccia perché io c'ho 'r core rotto

c'è sempre quarcosa per cui nun te pòi move
noi famobreccia perché risorta r sole
ché nun sopporto de nun pote' fa tutto!! 






Una società piena di barriere architettoniche, di muri ideologici e di impedimenti. Un mondo disgregato e una società sfilacciata da anni di berlusconismo, che ha visto lo scandalo fiorito nascere proprio nella regione Lazio. La logica del “tutti uguali” trascina verso il fondo ragazzi e volontari onesti, che questi fenomeni li combattono da sempre, che combattevano già i presupposti che avrebbe favorito il malaffare; trascina verso il fondo le energie migliori di questa politica che spesso può contare sul valore personale e sulla storia privata di centinaia di militanti. Dunque proprio adesso è il momento per quei militanti di mettersi in gioco, di candidarsi tutti quanti per rinnovare e finalmente rigenerare questo partito. E' necessario impegnarsi di più nei momenti di maggior difficoltà, perché si sappia che un modo diverso c'è di fare partito e di essere democratici, per incarnare la volontà di quegli iscritti e di quegli elettori che non vogliono rassegnarsi al non-voto e non vogliono rassegnarsi al qualunquismo che fa tabula rasa di esperienze e battaglie interne alla politica, nel recinto della democraticità. Combattute innanzitutto sul piano culturale e non su quello della grettezza. E' necessario rompere quel muro, fare breccia.
Io il 16 febbraio alle primarie aperte, sostengo Marco Guglielmo segretario del Pd regione Lazio. Se c'era bisogno di dirlo.

giovedì 23 gennaio 2014

L'Italicum meglio dell'Italicus

(di legge elettorale, necessità e disastri nazionali)

mi daranno del renziano (di quelli della seconda ora, di quelli più brutti ovviamente) ma è necessario che venga detto: le preferenze sulla scheda elettorale sono una barbarie da basso impero, per foraggiatori di corruzione. Il sistema delle parlamentarie obbligatorie e dei collegi piccoli funziona molto meglio. Può dire il contrario solo chi non ha mai votato con le preferenze e nonostante tutto non ha studiato gli effetti. Chi ha preso il pensiero di un altro e l'ha ridetto convinto dal semplicismo del ragionamento; parole chiave: gomblotto e ka$ta. Indovina chi? il fatto è che c'è un piccolo grillino dentro ognuno di noi. Ma sappiate che c'è anche un piccolo mafioso, dentro ognuno di noi, a cui stare attenti. La celeberrima cultura dell'orticello all'italiana. 
Io se mettessero le parlamentarie nei partiti obbligatorie per legge (pensa che bello se sviluppassero l'art.49 della costituzione!) la definirei tra le migliori delle leggi possibili per l'Italia. Forse avrei fatto scattare il premio del 15% al raggiungimento del 40% di quorum di coalizione. Più doppiturni per tutti, insomma!
Poi ogni partito si fa le sue "parlamentarie", le sue consultazione interne per decidere democraticamente la graduatoria delle liste; si possono far decidere da una oligarchia di partito (tipo i 20mila iscritti al blog da più di x tempo), a tutti i tesserati dell'anno in corso o magari aperte come i puttanai a cui ci ha abituato il pd. 
Vedete, con le liste aperte io credo che non si risolva il vulnus italiano della compravendita di preferenza, dei capi rione e del voto pilotato delle grandi organizzazioni criminali, che hanno governato e governano questo paese. Se poi anziché l'uninominale c'è la preferenza multipla (per tutta la prima repubblica, 50 anni di storia, sapete come si è votato in Italia? ecco, andatevi a vedere l'abomino proporzionale a 4 preferenze!) il controllo del voto è scientifico, a livelli di dittatura. Storia, appunto, da prima repubblica. 
E comunque: chi decide che nome puoi scrivere in scheda in un dato collegio? la preferenza è sempre su un numero ristretto di rosa di nomi decisi dalle segreterie di partito. Né più, né meno. Insomma, ad ogni sistema pro e contro e la lista bloccata a collegio ristretto (4-5 nomi a collegio, pare siano intorno a 500mila abitanti) non significa non poter scegliere, quanto piuttosto stabilire l'eventuale ordine tra chi entra. 
Io credo che i governi più incisivi nel rinnovamento e nelle riforme della repubblica siano stati quelli della seconda repubblica (Berlusconi ha potuto fare cose inimmaginabili per altri periodi storici italiani): il Paese fino a prima del mattarellum (ovvero col proporzionale) ha campato di strascichi e ritocchi, di crisi di governo stabili solo perché stabilizzate dall'esterno. Dal fattore K, dalla gladio, dalla guerra fredda in generale. Con un proporzionale è impossibile infatti cambiare un qualsiasi assetto istituzionale senza stare al ricatto dei piccoli partiti dello 0,% ... quello si che, a mio avviso, non ha nulla di democratico. 
L'anomalia della rappresentanza non è il maggioritario, ma che si debbano fare le larghe intese! quelle si che sono contrarie alla volontà popolare dato che chiunque vada a votare X è perché non vuole che vada al governo Y ...e dunque il governo XY scontenta tutti gli elettori!! 
Una parlamentaria obbligatoria implica altresì che la sequenza dei 4-5 nomi che ogni partito/coalizione presenta in un dato collegio sia democraticamente scelta. Il risultato e la democraticità dei passaggi non cambiano, se non che sdoppiando il momento del voto da quello della scelta del rappresentante, si evita un po' di compravendita o comunque si raddoppia il prezziario, per così dire. Non esisterebbe più chi dice "ti do 50€ e vai a scrivere "marco lucci" vicino al simbolo Pd. Si dovrebbero mobilitare prima le persone a votare alle parlamentarie e poi (se il risultato è ottenuto e si riesce ad essere capolista) ri-mobilitare le persone a votare il pd. Come a dire che investire i primi 50€ non sono più garanzia assoluta di preferenza, ma lo sono solo se poi si esce capolista e se la gente andrà a rivotare pd. Se totò riina si candida al collegio castelli ed esce capolista ovvero come prima tra 4 nomi che il pd presenta, comprandosi le parlamentarie, forse la gente onesta sarà scoraggiata a votare pd alle elezioni! Col sistema a preferenza diretta totò riina si candiderebbe nel pd con l'avallo di qualche colluso e a suon di 50€ potrebbe avere una elezione garantita in parlamento, magari anche come ultimo degli eletti, giovandosi del gran numero di voti presi nel complesso dal pd, votato da gente che avrebbe magari voluto sostenere un altro bravissimo candidato, magari borsellino!!! 
È utile sapere che solo belgio, olanda e paesi scandinavi mantengono ad oggi il voto di preferenza, in diverse forme (tipo in olanda è obbligatorio esprimerla e in belgio invece se ne possono esprimere illimitatamente). Ovviamente, a naso, i paesi col tasso di corruzione più basso.
Il premio di maggioranza infine, è una garanzia di governabilità. Perché non solo non è possibile stare al ricatto dei Lamberto Dini e dei Clemente Mastella (pci psi pli pri dc dc dc dc nunteregghepiù!!) ma nemmeno è ipotizzabile che un partito prenda il 51% dei voti in un sistema proporzionale (altrimenti è dittatura ed io salgo sulle montagne!!). D'altronde suddetto premio non è assegnato se nessuno arriva al 35%, caso nel quale si andrebbe al secondo turno (ballottaggio). 
Inoltre vorrei aggiungere che tutto ciò va affiancato ad una riforma di "devoluzione" ancora più massiccia per una delocalizzazione del potere amministrativo sempre più avvicinato al cittadino: sempre più poteri ai "parlamenti regionali", che poi verranno riuniti nel nuovo tipo di Senato che si va profilando. Così si garantisce anche la rappresentatività alle formazioni concentrate territorialmente, che potranno non aver spazio nelle assisi nazionali per propria scelta e per propria vocazione, ma resterebbero comunque in grado di portare le proprie politiche e le istanze locali, negli spazi ufficiali e istituzionali di competenza.
Di fatto, concludendo, non mi sembra che questa legge elettorale vada verso uno schianto e verso il disastro.

ps. quando valuto una legge, nemmeno prendo in considerazione chi l'abbia proposta. Quando un prof. valuta un compito in classe, è scorretto se prima di farlo guarda la firma in calce.

pps. ricordiamo agli affezionati grillini al proporzionale e alle preferenze, che sono entrambe state sconfitte come idee da un referendum popolare. Non solo l'abolizione dei finanziamenti pubblici è stata abolita: tanto fidenamignotta quelli, quanto fidenamignotta questi. "Il mondo è come uno se lo fa in testa" e ciascuno nota solo quello che vuol notare. Ahi serva italia.

sabato 18 gennaio 2014

Almeno credo (nei giovani democratici)




(come un provos olandese, con una bici bianca e un a mela in mano, cambia il tuo modo di pensare e le tue azioni. Come secondo il principio esho funi: vedrai che l'ambiente cambia necessariamente per rispondere al tuo cambiamento. Istruitevi, agitatevi, organizzatevi.)




...e così in questo modo sollecitato, ho deciso di mettere insieme alcune riflessioni. Di carattere ontologico si può dire, maldestramente rigorose, sui Giovani Democratici.
Ho letto poco sull'argomento, di solito studio molto di più, purtroppo questa è l'età in cui devi leggere due tre cose e poi scrivere, sennò non stai sul pezzo e domani è già argomento passato. E infatti questo sembra già passato dagli eventi. Per questo motivo faccio passare parecchi argomenti di solito, aspettando che tornino per sapere se erano veramente fondanti oppure nuvole adatte solo a coprire il sole per qualche ora. 
Questo pare invece un argomento evergreen o vintage: ritorna; si parla di ruolo e di esistenza dei Giovani Democratici.

Abolire le tessere, abbassare i limiti di età, abolire la struttura, cambiare la terminologia usata, proposte politiche o tematiche. Una confusione metodologica che denota semplicemente uno scarso rigore analitico, probabilmente dettato dall'età tenera dei narranti. 
Credo che per impostare un discorso serio è necessario partire dal distinguere merito e metodo: il merito dipende dalle persone, il metodo sono le regole del gioco (che sempre le persone stabilisco: ben inteso). Se berlusconi è un ladro, non vuol dire che la democrazia non sia un metodo valido di governo. 
Credo che riformare i giovani democratici perché poco incisivi nelle politiche del partito democratico, ponendo come problema il funzionamento del sito, sia scorretto: i media servono a comunicare e interagire, non sono una direzione nazionale. Non solo Renzi o chi per lui non cambierà idea per un flashmob, ma non sarà l'attivazione del sito a selezionale in maniera più meritocratica una classe dirigente capace: certo l'oscurità mediatica dei gd può altresì segnalare una manifesta incapacità di stare nel tempo contemporaneo di alcuni mini-dirigenti. Come è scorretto chiedere incisività senza organi rappresentativi solidi: le primarie fanno fortune e sfortune delle persone e i rovesci di potere sono frequenti e violenti in questo modo. Diventano come i contest con l'applausometro. Vogliamo premiare merito o popolarità? (assurgere popolarità a merito è certificare che questo paese funziona per chi ha la "famiglia" più ampia) no perché poi in consiglio comunale ci può pure andare quello con più amici, ma è la logica berlusconiana del "sto nel giusto perché ho i voti". Logica per cui potremmo candidare pure totò riina (premier o segretario, poco importa nella logica dell'esempio volto a stabilire il criterio sul CHI premiare, mandare avanti). Abbiamo già sfasciato un partito con questi metodi barbari, vogliamo correggere gli errori del partito sfasciando la giovanile facendole compiere gli stessi errori? le primarie sono un fattore positivo solo ed esclusivamente per le cariche monocratiche elettive: vanno bene per un sindaco, non per un segretario locale o regionale. A meno che non abbiamo l'idea sovietica di sovrapposizione stato-partito. L'idea che vince chi ha più amici, nel paese degli amici degli amici, secondo me non può portare risultati positivi. no? non è questo il motivo per il quale si generano i capibastone locali? farli pure nella giovanile coi bulletti di 17 anni, non può risolvere niente! Perché poi alle prime primarie la struttura tiene botta e sembra una liberazioni per tutti (??), mentre appena si spargono le regole del gioco e si comprendono i meccanismi, l'apertura totale diventa prostituzione per costruttori e mmonnezzari (ogni riferimento a cerroni è puramente volontario). 
Dobbiamo avere bene in testa cosa sono i gd e quale vogliamo che sia la loro funzione. I giovani democratici come organizzazione propongono metodi diversi di selezione, rinnovano, promuovono la partecipazione dei più giovani ai temi della politica (nel senso ampio del termine, non nel senso amministrativo partitico del termine). Non a caso i circoli che funzionano di più somigliano ad associazioni culturali: fare un cineforum di autoformazione sulla legalità è una roba da giovani democratici, che prepara, seleziona e insegna un certo tipo di modus operandi rispetto ad un altro. Quel ragazzo crescendo in quell'ambiente sarà non solo un politico diverso da quello che oggi è il "politico medio", ma uno studente diverso, un lavoratore diverso, un marito diverso, un cittadino diverso. Dobbiamo formare cittadini diversi per avere un paese diverso: questo sempre se si ha l'idea di partito come guida culturale e politica di un popolo, che dunque crea le condizioni affinché il suo popolo sia più numeroso. Altrimenti è rincorsa alla pancia dell'elettorato. Ma "il popolo", "la gggente" di cui ci si riempe la bocca, continua a formarsi anche se noi lasciamo il vuoto. Abbiamo avuto come avversario chi da una antenna da milano riusciva a fare un cineforum per 10 milioni di italiani alla volta e ci siamo arresi. Spesso scoraggia fare una iniziativa in 10, ma dobbiamo credere che è necessario per formare innanzitutto noi stessi, se vogliamo essere classe dirigente di questo paese, politici nel senso di abitanti di polis, quindi cittadini, altrimenti rischiamo di cambiare un vecchio bacucco, con un giovane che usa gli stessi schemi e le stesse logiche del vecchio. Per questo tutto ciò che crea esperienza formativa culturale (e quindi politica) è gd. Tutto ciò che pone al centro il tema di fare le cose diversamente è gd, tutto ciò che è critica è gd. E l'organizzazione serve a recepire e fare sintesi. E dalle nostre parti non è che ammanchi il fermento, manca piuttosto chi riesce a recepire! Pertanto il problema ad oggi non è sulla struttura in sé, ma nelle persone. A limite può stare nei tempi.
Credo che anche sulla riduzione dell'età tesserabile la questione sia veramente becera e strumentale. Innanzitutto incalserei chi la propone, chiedendo un minimo di straccio di statistica dei tesserati: quanti sono gli iscritti under e over 25? secondo poi, non vedo perché penalizzare chi a sedicianni se ne sbatte di politica, chi a venti pensa a ballare e alla gnocca. Io mi sono iscritto e ho cominciato a militare a 20 anni: mbè? che senso ha accorciare la permanenza in una organizzazione? che senso ha mettere un segretario regionale di 24 anni che non ha mai fatto il segretario di circolo, di federazione o quant'altro? così dovrò scegliere a 20 anni se preparare il prossimo congresso leccando il culo a uno di quello che poi mi sostiene a primarie di segretario regionale (sempre di capibastone parliamo) oppure se impegnarmi sul mio territorio. Questa è la scelta che vogliamo porre? Avremmo solo segretari leccaculo del livello superiore. 

Una idea per risolvere il problema dell'ingorgo di cariche (come se non ci si formasse facendo attività in sé e se non ci si responsabilizzasse stando in segreteria senza essere proprio il segretario: mi sembra più smania da poltrona a me!) potrebbe essere semmai quello di ridurre i tempi di durata di una carica, che faciliterebbe il cursus honorem. Credo sia un problema che la durata di un mandato di segretario duri quattro anni, potrebbero benissimo farsi ogni tre anni oppure dimezzare a cadenza biennale, con possibilità di permanenza di due soli mandati. Trasformare il 4 anni in un 2+2 darebbe maggior dinamicità e ricambio. Questa mi sembra una proposta di modifica del metodo di selezione di classe dirigente, rispetto ai tempi, che costringe l'organizzazione ad un tesseramento costante su cui si possono monitorare eventuali gonfiamenti sospetti di tessere. Chiudere il tesseramento a un tempo stabilito che impedisca una maggiorazione spropositata di anno in anno, che possa prevedere un tetto massimo di ampliamento di tesseramento, diciamo del 25% ogni anno. L'apertura va affiancata alla tutela. Nel resto del mondo (dal lavoro all'università) fino a trent'anni si è più che giovani! 


Credo infine che quando uno faccia proposte in ambito amministrativo e ricopra cariche elettive, sia scorretto definirlo "deputato gd". I giovani democratici non si presentano alle elezioni: sono tutti deputati (o consiglieri di vario livello) del partito democratico e svolgono la loro attività in quanto membri del partito democratico. Se hai meno di trent'anni sei solo uno molto giovane che fa l'amministratore del pd: con una "formazione", una "provenienza" gd... che sta a significare attenta a certi temi? certo, ma non solo! sarebbe riduzionista! una riunione del pd non potrà mai definirsi giovane solo perché convocata via fb. Non chiudiamoci nello steccato del "giovanilismo".
Che sta a significare attenta a certi modi, a certi metodi. Al pd si aderisce per amministrare, per scontrarsi con certi temi convinti di essere in grado di risolverli meglio del centro destra, ok. Giovani Democratici, si è. 
Significa essere nato negli anni 90, significa non aver visto mai altro che berlusconi candidato, significa essere nati dopo che il muro era già caduto (è inutile dividerci in ex appartenenze che non ci appartengono, era la vita dei nostri genitori: noi siamo altro!). Per quanto si possa avere una mente elastica, il mondo in cui cresciamo ci forma e ci rende diversi dalle generazioni precedenti. I Giovani Democratici promuovo certi valori in questo dato mondo, nel periodo della vita in cui le menti si formano e prendono coscienza, quindi la loro funzione non può essere miserrimamente amministrare "bene" come fossero giovani marmotte, né tanto meno amministrare onesti e trasparenti perché quello lo si deve pretendere anche dall'ottantenne perché rubare è stato sempre reato e non lo è solo oggi. Lo si pretende anche dal centrodestra. Il Giovane Democratico analizza la situazione con gli occhi di oggi, la critica, cerca di convincere un suo simile che il mondo può essere diverso, se lo vogliamo. Che l'Italia può essere diversa tra vent'anni, se ci impegniamo a creare le condizioni di crescita tra noi, perché non tutti quelli che militano nei gd saranno dirigenti o sindaci, ma tutti lavoreranno, studieranno, si sposeranno, faranno figli e in definitiva vivranno questo paese da elettori e cittadini. I Giovani Democratici non fanno lotta per il potere al PD, ma fanno "formazione alla pari" per essere futuri cittadini migliori di quelli che oggi votano e amministrano gli enti pubblici come le aziende private, le asl, le università, le fabbriche e i sindacati. Poi, alcuni di loro, faranno anche i consiglieri comunali per il pd. "Essere di Sinistra non significa possedere un certificato di superiorità culturale, ma spendersi per un percorso di conoscenza collettivo e uguale per tutti."
Il rischio è diventare un comitato elettorale a caccia della pancia dell'elettorato, convinti che cambiando il politico al vertice possa cambiare una società intera, che è marcia in ogni settore, perché marcia nella cultura, che infatti si attacca al salvatore santone di turno per risorgere: salvo poi appenderlo a testa in giù quando le cose vanno male.
Senza rendersi conto che il problema del paese non è il contratto da tirocinante del ministro bray, ma la marchetta che accetti tu per svoltare. Come recitava uno slogan ripreso anche del mio assessore ai trasporti che voleva incentivare il bike sharing: "non sei imbottigliato nel traffico. TU SEI il traffico".