lunedì 25 luglio 2016

Una vita e mezza


Una vita e mezza
Una Vita e Mezza


è un libro che parla soprattutto dell’assenza. O meglio della ricerca, tanto demotivata quanto inconsapevole, di come si può costruire una ciambella salvagente intorno a quel buco che ti si crea dentro quando perdi una persona. Cosicché quel buco, che risucchiava tutto il presente privandolo di senso, possa trasformarsi nel nostro galleggiante. E addirittura salvarci, traghettandoci verso il futuro. 

È la storia di un viaggio, metaforico quanto reale, di un ragazzo che è stufo del suo galleggiare, ma che non sa dare una scossa alla propria esistenza. Così parte fidandosi e affidandosi al suo amico, sperando che qualcosa di imprevisto lo colga per assaporare un po’ di brivido della vita. 
Riuscirà a trasformare il suo futuro innamorandosene anziché rimanendone schiacciato e afflitto? 
Se c’è un’intenzione mirata in tutto ciò, è la creazione del neologismo che indica il dolore per il futuro mancante, la mellontalgia. In contrapposizione con la nostalgia, che indica l’afflizione per il ritorno a casa (nostos), per il passato, per l’infanzia, questa è l’afflizione per to mellon cioè l’avvenire o le cose future, in greco antico. Vuole indicare un dolore attribuito al futuro negato e non vissuto. A ciò che poteva essere e invece non sarà mai. Chissà se se ne sentiva la mancanza.

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lunedì 4 luglio 2016

Non potrei, ma posto

"E come faranno i figli a prenderci sul serio con le prove che negli anni abbiamo lasciato su Facebook? Papà che ogni weekend era ubriaco perso e mamma che lanciava il reggiseno a ogni concerto"
Io non potrei, ma posto.
Il buon Ax toppa alla grande nel virgolettato sopra, perché questo non è un problema d'oggi: la nostra generazione è restia da sempre a rispettare regole di chi ha inventato il rock, il punk, l'eroina e le scritte sui muri. Avete fatto la rivolta a woodstock con le tette di fuori e poi consegnato un mondo che è una discarica che esplode (ogni riferimento non è affatto casuale).
La vostra è stata una rivolta contro il patriarcalismo dei carri armati a Bologna, il rifiuto del Vietnam. Volevate anche le rose. Volete correggerci a ceffoni (eh signora mia, sic!) con la pretesa di rispetto. Voi che avete lottato contro le divise e le uniformi, contro padri che avevano fatto una guerra ma avevano ricostruito un mondo permettendovi lunga vita, pace e università. Che avete preteso a 18 politico. Voi che avete goduto del mondo e della strada spianata dai vostri padri, cui tiravate contro il sampietrino.
Ma il vostro lavoro fisso ("compagno di scuola, ti sei salvato?" ci viene da cantare usando parole vostre) che ci porta a casa lo stipendio e i vizi togliendolo al resto del mondo, quello che ci negate per pagarvi la pensione, noi non lo vogliamo nemmeno. Il vostro "si salvi chi può", il vostro furbesco modo distruttivo della comunità di pensare prima se non esclusivamente a voi stessi (talvolta lasciando fuori anche noi figli). Siamo tutti un po' hikikomori. Perché solo una piccolissima fascia di noi ha fatto tutti i sabato in disco, l'aperitivo che dura il weekend intero, le vacanze ogni estate da mutuo. Non i vostri padri, non i vostri figli a meno che non paghiate voi. E non ci cagate il cazzo se ci piace stare a guardare un film a casa con gli amici e non consumare cinema e pizzerie. Non è che stare a casa is the new uscire, è che a noi l'adolescenza ce la fate finire a 35 anni e onestamente a 25 già ci siamo cagati il cazzo, vorremmo un lavoro normale e fare dei figli da goderci con l'età giusta. Non fare i coglioni per diec'anni di sbidonamento senza mai invecchiare come discostu. La nostra generazione probabilmente non sarà mai nonna (figuriamoci nonnabis). Si diventa genitori a 35 anni e nonni a 70. E la nostra generazione non camperà come la vostra (a proposito di pensione) per il semplice fatto che voi siete cresciuti nel sano mondo lasciatovi da nonno. Noi nel merdoso mondo lasciatoci da voi. In cui non si sa cosa si può mangiare, bere, respirare. 
In sostanza non tolleriamo il "produci consuma e crepa" che in modo avanguardistico cantava il giovane punk sovietico lindo ferretti. Lasciateci le nostre droghe e i nostri nuovi valori, che se siamo meno produttivi di voi è perché non ce ne sbatte di fare una vita stressante che distrugge il mondo.
Non avremo la vostra rivolta sessantottina/settantasettina, ma noi del mondo ne abbiamo cognizione. Non abbiamo potere su di esso se non come individui perché la collettività l'avete fatta a pezzi voi. Ma noi ci siamo immersi nel pacific trash vortex, nell'isis che ci bombarda casa nostra come noi bombardiamo casa loro. Il vostro terrorismo non è diverso dal nostro. Non negli effetti di noi che viviamo il suddetto terrore. La differenza è che molti di voi erano pure terroristi o simpatizzanti dei terroristi. E il complicato è che noi sappiamo ad oggi che i terroristi di allora avevano ragione e che il mondo dopo cinquant'anni è esattamente la merda di ingiustizia sociale che ipotizzavano e combattevano. E a noi ci viene da pensare: ma non è che c'avevano ragione quelli che nel 2001 al g8 di Genova attaccavano le banche? ma non è che c'ha ragione l'isis che i terroristi siamo noi?
Noi, per precauzione, tifiamo rivolta. Per il semplice fatto che tutto questo non ci piace.




Ecco, questo direi se avessi dei genitori fineanni50
Ma i ragazzi de oggi signora mia so tutti stronzi ;)


lunedì 20 giugno 2016

Ha vinto il 5*

"essi potranno ben crocifiggere i nostri corpi, ma non potranno mai distruggere le nostre idee, che rimarranno ancora più belle per le future generazioni a venire" (deturpando il povero Nicola Sacco) C'è chi dice che destra e sinistra non esistono. Ma le idee e le categorie esistono sempre. Forse sono mal interpretate, cadono in disuso, se ne creano di nuove. Ma esistono sempre. Le idee di fondo per l'interpretazione delle democrazie occidentali, sono ancora li. Dignitas non moritur vale anche per la destra che, se pure può non far piacere ai molti salottieri, una dignità ce l'ha. Qualcuno può anche dire che non esiste, ma io credo semplicemente che costui non la veda. Destra e sinistra non sono pratiche amministrative, perché altrimenti è ovvio che vi appariranno tutti uguali. Stesso mondo, stesso problema: la scelta tra i due diversi modi diventa niente più che l'efficienza di una pratica. Un candidato più credibile, un candidato più competente, ecc Destra e sinistra sono orizzonti di organizzazione degli uomini nel loro vivere in comune. E i partiti che si presentano alle elezioni democratiche, per quanto possa non essere figo quel nome e vogliamo chiamarli movimenti, restano partiti politici. E i partiti politici sono intermediazione, sono organizzazione gramsciana del consenso per ottenere la guida (l'egemonia) di un dato settore. Preso il potere lo si consolida e si punta all'egemonia culturale. Per vincere ancora e traghettare la società verso i propri principi guida. Sono quei principi guida ad essere la destra e la sinistra, gli orizzonti che, come diceva Galeano, servono a farci fare sempre un passo in avanti. Perché i principi e le idee, sono le utopie. Le ideologie che abbiamo rigettato in nome della realtà che ci fa occupare della squadra anti-buche di giachetti o della tariffazione puntuale dello scontrino del cappuccino.
Laddove il movimento riesce ad arrivare al ballottaggio, sostituendo uno dei due poli tradizionali, vince. Vince proprio perché il ballottaggio è uno contro uno, è plebiscitario, è mancanza di scelta ampia, è un secco meno peggio. Vincono a prescindere dal nome perché danno un orizzonte di idee e non una competenza specifica (curriculum da bamboccioni o poco più) o una credibilità (quella la danno gli organi di informazione che modificano la percezione degli attori).
E nessuno toglie loro il merito di essere riconosciuti come alternativa. Tuttavia il loro modo di fare politica in occidente nel post 2000 ha un inquadramento preciso che si rifà ai concetti destra-sinistra. E guardate che non sono i temi, né le competenze. Le buche sono le stesse per tutti e un avvocato non è migliore di un chirurgo. È un modo sbagliato di usare gli strumenti. Destra-sinistra sono orizzonti. Qual è il processo decisionale di selezione della classe dirigente? quanto è partecipato? da chi? quale rapporto elettore-eletto? Si emancipano sti popoli o no? c'è l'equità nei rapporti di potere? so' orizzontali o verticali?
C'è un capo che decide, seleziona, garantisce per i suoi sottordinati di cui può disporre rimozione e glorie? la partecipazione è per annerimento di losanga a doppia scelta (ovvero plebiscitario si-no)? in quanti hanno accesso a questo processo decisionale? i rappresentanti sono fiduciari diretti dei loro rappresentanti? c'è gerarchia piramidale o collettivo autorganizzato? C'è una destra a cui hanno ammazzato il lìder e dunque è morta con lui. Ma le idee piramidali deresponsabilizzanti e non democratiche continueranno a camminare sulle gambe di qualcun altro. C'è una sinistra che ha raccolto parte dell'eredità di quella destra da nomi-sul-simbolo e sicuramente incarna quel settarismo elitario della sinistra. Una sinistra poco orizzontale, poco emancipativa delle masse e molto soggiogatrice delle suddette. Ecco forse la distinzione più valida tra sinistra e destra. La destra sono in pochi a decidere per quelli sotto. Che quelli sotto siano pochi o tanti conta poco. La sinistra invece responsabilizza tutti, deve renderti cosciente della tua scelta e libero, deve darti strumenti per farti capire e poi autodeterminarti. In altre parole emancipazione delle masse. Di qua che ci siano le masse a cui rivolgersi è abbastanza importante, bisogna pertanto saper individuare "la frattura della società" ampia, mettere uno spartiacque ampio. La sinistra che si parla nei salotti non è sinistra. La sinistra in cui decide un giglio magico non è sinistra. La sinistra con un padrone e nessun modo di partecipazione e incisione non è sinistra. La sinistra che semplifica a due losaghe la tua scelta non è sinistra. Non è emancipazione di nessuno scegliere tra la ruspa o il campo abusivo. La sinistra è avere tre posizioni diverse anche quando siamo in due, per questo funziona solo con un buon segretario che riesce a fare sintesi E il movimento cinque stelle? è di sinistra? possiamo dire che ha reso protagonisti un sacco di gggente, che ha avvicinato alla cosa pubblica molti, che ha fatto pontificare sulle soluzioni anche persone che per loro stessa ammissione di politica non sanno niente e non hanno mai voluto sapere niente. Quelli che non sanno cosa significa destra e nemmeno sinistra. Quelli che non sanno nulla di come è organizzato giuridicamente uno Stato. Ma non ha emancipato queste persone. Ha fatto scegliere a chi guidare una macchina a chi non è mai stato interessato prendere la patente perché lavorava 16 ore al giorno al piano di sotto del palazzo nel quale dormiva. Che ha visto solo i suoi clienti del suo negozio ed è affagoato nei "sapesse signora mia". A chi non sa distinguere un land rover da una fiat panda e le reputa tutte uguali, perché sono entrambe rosse.

CHIEDITI SEMPRE COSA E' BENESSERE