venerdì 24 febbraio 2012

volevo trasformare vasi in frullatori

La mia testa non è mai stata un vaso, ma piuttosto un frullatore.
Qualsiasi cosa un professore c'abbia messo dentro, se non è stato ben attento, è schizzato su tutte le pareti circostanti. I professori molto bravi, sono quelli che ne hanno tirato fuori un'ottimo succo. Con questa convinzione, sono diventato professore a mia volta. Come un'ottico deandreiano, volevo trasformare vasi in frullatori perché i ragazzi potessero smetterla di soccomberle alla cultura, di subire un'istruzione, e cominciare ad usare la scuola come strumento, come mezzo, e non come fine ultimo di "un pezzo di carta". Usare tutto quello che ci mettono in testa per frullarlo, triturarlo, rimestarlo. A seconda della lama usata e degli ingredienti, può uscirne uno yogurt o un frappé; un cemento per costruire, se il frullatore diviene betoniera; uno zabaione per il dopo sesso; un po' di colla per attaccare dei manifesti; una buona polenta se si sta in famiglia mentre fuori nevica o una pecora "al callaro" se stai tra amici.
Il segreto è girare sempre. Non smettere di far girare mai tutto quello che studiamo. Viceversa smettendo di essere vasi da riempire di nozioni, imbevuti da una cultura troppo uguale per tutti. Riscoprire il piacere di dire: io penso che...
Ribellarsi all'idea di poter solo ripetere, ribellarsi all'idea di avere davanti una tv che parla ma che non ascolta, per riscoprire il piacere di ascoltare ed essere ascoltati dai nostri simili. Oggi tutti soffrono il non riuscire ad esprimersi, a parlare, ad essere compresi: si scrivono più libri di quanti se ne leggono. Ognuno, come me, ha il suo blog senza spesso essere un appassionato lettore di blog o di carta stampata: esigenza di comunicare anche se non si conosce l'interlocutore, la possibilità per una volta di essere tv che parla a tutti, anche se la si tiene spenta o se non la si ascolta e la si lascia in sottofondo. La tv va avanti nonostante l'ascoltatore, come i nostri blog o i nostri libri auto prodotti senza un circuito di distribuzione.


Questa non è comunicazione.

Per questo mi impegno tutti i giorni a fare della mia testa un frullatore anziché un vaso e mi impegno affinché anche la testa di chi sta a contatto con me non sia un vaso ma piuttosto un frullatore. Perché voglio circondarmi di persone che rispondono alle domande, voglio ascoltare pensieri propri e metterli nel mio frullatore per risputare fuori pensieri ancora diversi. Perché se nelle nostre teste ci mettiamo tutti la stessa cosa, proveniente da un'unica fonte, corriamo il rischio di tirare fuori tutti lo stesso pensiero. Pertanto l'incontro con l'Altro, in ogni sua forma, è l'unico modo di crescere.
Meticci sempre, nella carne e nei pensieri.




Mestizaje, degli Ska-P con sottotitoli anche in italiano



CHIEDITI SEMPRE COSA E' BENESSERE