venerdì 9 marzo 2012

Umuntu ngumuntu ngabantu

(io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti)

Care compagne e cari compagni,
come detto nel mio intervento al congresso, la fase costituente è finita e possiamo dire di aver vinto. Il cambio di passo è stato fatto e una nuova generazione di democratici si è auto organizzata e costituita in Circolo: sono i Giovani Democratici di Albano, Pavona e Cecchina. Siamo noi. Come ulteriormente ribadito l’altra volta ripeto che è per me un grande onore aver fatto parte ed essere cresciuto con questo gruppo, ma altresì che il regalo più grande che posso fare oggi, è togliermi da mezzo! Lasciare che questo gruppo anagraficamente più giovane di me prenda la guida di questa organizzazione e cominci a pensare di essere vero gruppo dirigente con piene responsabilità e che in quanto tale deve preoccuparsi anche del proprio stesso ricambio e continuazione. Sempre largo ai più giovani.
E’ bene tenere sempre a mente che una squadra che lavora bene, è inarrestabile e imbattibile: permette a tutti di divertirsi facendo politica e di avere dei legittimi momenti di minor impegno senza che l'organizzazione naufraghi.
Il nostro obiettivo è e dovrà essere sempre quello di fare da punto di riferimento.
Ad ogni costo non bisogna mai sentirsi soli e far sentire soli i giovani albanensi democratici che verranno partecipare alla vita del Circolo e della politica albanense, anzi cercare quanto più possibile di intercettare il dissenso e di reinterpretare il concetto di sinistra su questo territorio, dando sempre e costantemente l'esempio, stando sempre in prima linea nell'impegno, lamentandoci di trovare porte chiuse solo dopo aver bussato a lungo.
Il nostro compito è non far sentire soli i ragazzi che verranno e che avranno voglia di cambiare questo Partito, questa sinistra e questo paese: se molliamo noi, dovranno ricominciare da capo e ripercorrere le nostre stesse difficoltà iniziali.
Bisogna esserci e rivendicare costantemente il diritto all'esistenza della giovanile, che è pronta ad accogliere tutto l'aiuto possibile, ascoltando, comprendendo, elaborando e inglobando sempre nuovi ingranaggi perché la macchina possa funzionare di più, in maniera migliore, in modo più efficacie.
E' necessario non lasciare da soli quelli che verranno, preparare il terreno a chi raccoglierà i frutti del nostro lavoro senza l'egoismo di dover necessariamente essere 'prime donne'. Ho cominciato a lavorare con questo spirito perché l'ho percepito negli occhi di chi mi ha preceduto e ho voluto portare avanti spero con successo questo insegnamento: si sta nella giovanile per rimetterci gratuitamente tempo, benzina e ricariche di cellulare perché qualcun altro dopo di noi possa godere dei frutti di una giovanile, di un partito, di una sinistra, di un paese migliore di quelli in cui siamo capitati e che, se siamo tutti qui, non ci piace e non ci rappresenta. Parafrasando Tesla, si potrebbe dire che l’uomo politico non mira ad un risultato immediato, non si aspetta che idee avanzate siano immediatamente accettate. (…) Il suo dovere è fissare i principi fondamentali per quelli destinati a venire dopo e indicare loro la strada.
Fondamentale è non cadere in personalismi sciocchi e non farsi abbindolare da facili promesse “papaline" anche perché nel conclave dei potenti, chi entra papa esce cardinale. Noi siamo sempre stati fuori dal conclave perché i singoli individui decidono che non esiste conclave di cui essere complici e che i posti di discussione siano sempre le sezioni e i direttivi come facciamo noi in giovanile e non con caffè intimi e cene private.
Indispensabile è non avere mai pregiudizi, mai luoghi comuni, mai discriminazioni perché chiunque si avvicina ai giovani democratici ha pari dignità di parola del militante più vecchio: anzi è proprio lui che bisogna ascoltare maggiormente per capire sempre i ‘perché’ di chi non milita, ché troppo spesso la nostra lente da militante ci deforma la percezione dei fatti. Non far sentire mai escluso ed estraneo il ragazzo più giovane o l’ultimo arrivato. Anzi andar a cercare sempre i ragazzi necessari per quella continuità e quel ricambio che della giovanile è l‘essenza stessa, stare sempre nelle scuole ed avere rapporti coi rappresentanti d‘istituto, con le associazioni del territorio, coi locali esistenti: fare politica nella giovanile significa innanzitutto vivere la propria città e il proprio territorio, ciascuno per l‘età che ha, ovvero nelle scuole, nei locali, nelle piazze, nei posti di lavoro: fare politica è vivere ed è per questo che è fondamentale anche tenere a mente sempre la questione morale che non deve ridursi ad uno slogan nostalgico volto ad accusare gli altri, ma prima di tutto uno stile di vita proprio: mai cedere il passo alla menzogna, all’infamia e al tradimento nella vita privata è l‘unica arma che ci legittima e ci dà la credibilità e la possibilità di pretendere l‘onestà pubblica e istituzionale.
Essere militanti di una giovanile è faticoso e scomodo come tutte le volte che si prende una posizione: solo chi sceglie di non scegliere è l’uomo incatenato. La libertà è partecipazione, non ignavia e apatia, non abulia e indifferenza che invece sono la via facile di lamentela perpetua di chi sguazza senza muovere un dito. Noi dobbiamo dunque odiare l’indifferenza e tenere a mente che, se fare politica significa vivere e vivere significa essere partigiani, ovvero prender parte alle cose del mondo, allora fare politica significa essere Partigiani. Solo chi lavora per cambiare, ha dignità e credibilità nella lamentela. Che diventa così Critica costruttiva. Pertanto è sempre necessario e vitale lavorare per il cambiamento, per non prestare il fianco mai all’accusa di “collusione”. Senza paura di sbagliare perché solo chi non fa, non falla. [abusando nelle citazioni di Gaber, Gramsci e Guccini]
Non bisogna mai cadere in facili populismi e affrettati slogan, ma tenere sempre a mente l’obiettivo e mai prestare il fianco strillando sguaiatamente, quanto piuttosto agire senza troppo clamore in onestà e buona fede per raggiungere gli obiettivi senza intestarsi le vittorie personalmente ma sempre di gruppo cosicché ogni vittoria sia vittoria di tutti : l’importante è metterci la faccia e stare puliti con la coscienza, dare il massimo con umiltà. Non usare una bandiera per una ‘crescita’ personale, ma metterci la faccia perché acquisti valore la bandiera. Questa è la vera rivoluzione culturale. Il resto arriverà da sé e sarà una gioia sapere di essere ‘uno in più’ perché si è accostata una ragazza al banchetto o qualcuno si è personalmente speso per portare l’amico a riunione.
Il più frequente motivo di scoramento che ogni giorno fa trionfare i poteri esistenti, è l’egemonia del potere organizzato che sembra imbattibile e infallibile nei confronti di una opposizione culturale sempre frammentata e isolata. Il nostro compito come giovani democratici deve essere quello di non far sentire mai soli i possibili e per ora silenziosi dissidenti, essere polo di attrazione ben organizzato e macchina efficiente che svegli le coscienze, che faccia porre domande, che trovi risposte concrete e che si impegni nel bussare sempre alle porte di tutti.
Al lavoro e alla lotta!



Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza,
Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo,
Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.
I maggio 1919, Antonio Gramsci, L’ordine nuovo

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