sabato 5 novembre 2011

qualcuno era di sinistra perché difendeva i diritti dei lavoratori (di sinistra, di calcio e di manovre finanziarie)

(pubblicata da Marco Lucci il giorno mercoledì 31 agosto 2011 alle ore 9.28)

C'è una strana abitudine in Italia. O stai di qua o stai di là. Quindi se ti senti ragazzo alternativo (spesso di sinistra), tendenzialmente devi schifare le cose che vedi nelle tv del Presidente. Soprattutto se sono ragazzi in pantaloncini che calciano un pallone e prendono milioni di euro/mese.Vorrei precisare una cose fondamentale a tutti coloro che pensano di essere di sinistra: non si guarda il 740 di un lavoratore. La sinistra è quella diritti per tutti, dalla parte dei lavoratori e non del "beati i poveri perché sarà loro il regno dei cieli" oppure "è più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei Cieli". Che ci piaccia o meno il calcio... non credo sia rilevante.

E' rilevante invece vedere come tutti i signori massificati di questo paese, continuino a chiamarlo "sciopero" e continuino a credere che i calciatori siano degli sbruffoni strapagati che fanno storie per il contributo di solidarietà.Qui tutti hanno dimenticato le basi del reale.

Questione prima: questi signori, sono ragazzi (che arrivano massimo a 35 anni) ultrasfruttati fisicamente e psicologicamente dalle pressioni di un mercato fatto non per il gioco, ma su misura per l'abbonato sky/mediaset che prendono milioni di euro perché qualcuno glieli dà, non li rubano. Se un miliardario paga milioni di euro all'anno per un ragazzo di vent'anni, lo sta sfruttando.

Questione seconda: non è uno sciopero, perché un lavoratore sciopera quando perde un giorno di lavoro e gli viene sottratto da busta paga. Loro recupereranno la partita, perché non possono "scioperare" come tutti.Questione terza: non lo fanno per il contributo di solidarietà.(vedi nota a fondo pagina per sapere gli 8 motivi di disaccordo tra Lega e AIC). Cioè: una polemica sul contributo di solidarietà c'è stata; mi spiego: Galliani si è fatto chiedere da un giornalista "di famiglia" chi dovesse pagare sto contributo di solidarietà se la Società o il calciatore.. e lui ha diligentemente risposto "i calciatori". Così hanno fatto la domanda al Presidente dell'AssoCalciatori Tommasi che ha giustamente risposto che la diatriba la risolve il contratto: se calciatore e società si sono accordati sullo stipendio netto del giocatore, paga la società... mentre se si sono accordati sul lordo, paga il calciatore.

Detto questo, fatta un po' d'informazione seria senza dar retta ad ogni merda che vola su fb o su internet in generale, voglio fare un J'accuse bello e buono.

Nessuno ha il coraggio di dirlo, ma quando alcuni noti calciatori o ex-calciatori dicono che non è colpa loro lo slittamento della prima giornata di campionato, bisogna leggerci altro: il presidente della LegaCalcio di serieA (che è la controparte dell'Associazione Calciatori Italiani) è l'Amministratore delegato del Milan, la squadra di Mr.B. Facendo i nomi: Damiano Tommasi, ex-calciatore della Roma e ora presidente dell'AIC, dice che la colpa non è dei calciatori se salta sta benedetta Prima di campionato, ma di chi non vuole stare all'accordo... che sarebbe la LegaCalcio di cui è presidente Adriano Galliani che guardaunpoté è l'amministratore delegato del Milan, la squadra di cui è proprietario Berlusconi che guardaunpoté è il Presidente del Consiglio che guardaunpoté ci sta facendo sputare sangue con l'ultima finanziaria.

Non credo sia da sottovalutare l'eventualità che costringere i calciatori della massima serie calcistica italiana a far slittare la prima giornata di campionato (NON è uno sciopero, perché la giornata verrà recuperata), disinformando la gente (facendolo passare come lo sciopero contro la tassa di solidarietà), sia tutta una manovra dei soliti pagliacci per far passare sotto banco i ritocchi delle pensioni e la manovra lacrime e sangue.

Mai toccare il Calcio agli italiani: armi di distrAzione di massa!



NOTA

Ecco gli otto punti presi da (http://www.calciopro.com/regole/sciopero-calciatori-punti-discordia/)... sono un po' banalizzati forse, ma rendono l'idea

  1. Contratto flessibile con introiti legati ai risultati. L’Aic lo vuole flessibile solo al 50%, la Lega di serie A lo vuole per intero, compresa l’automatica riduzione degli stipendi in caso di retrocessione in serie B;
  2. Professionalità al 100%. Secondo la Lega il calciatore deve fare solo il calciatore, per l’Aic è libero di svolgere un’altra professione durante il tempo libero;
  3. Il comportamento dev’essere rigido ed eticamente irreprensibile per la Lega anche fuori dall’orario di gioco o allenamento, mentre per l’Aic i calciatori devono essere liberi di fare quello che vogliono durante il tempo libero;
  4. Le terapie fisiche devono rimanere circoscritte allo staff del club per la Lega, mentre per l’Aic i calciatori possono farsi curare da chi vogliono (come già avviene con gli specialisti come Martens che cura i più grandi campioni di qualsiasi club);
  5. Le sanzioni per la Lega devono essere pagate dal club in modo automatico, per l’Aic invece bisogna sempre rimettersi alla decisione del collegio arbitrale. Inoltre l’Aic vuole avere mano libera nelle sanzioni ai propri calciatori, svincolandole dall’ingaggio (attualmente non si può superare il 30% dello stipendio);
  6. Il presidente del collegio arbitrale dev’essere scelto esternamente dalla Lega; tramite sorteggio interno dall’Aic;
  7. Per la Lega un allenatore può allenare una squadra in due gruppi distinti, per l’Aic i calciatori devono invece stare tutti uniti;
  8. Il punto più dibattuto è l’ultimo, quello dei trasferimenti. Per la Lega un calciatore non può rifiutare il trasferimento ad un club dello stesso livello di quello in cui si trova attualmente e che gli garantisca lo stesso stipendio, se il suo club di appartenenza si accorda per la vendita del cartellino. In caso di rifiuto, il contratto si intende rescisso automaticamente con una multa da pagare da parte del calciatore che ammonta al 50% del suo stipendio. L’Aic si oppone totalmente a quest’iniziativa.

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