venerdì 2 maggio 2014

che si sia prima di tutto persone (di elettori, fans e militanti: una nota di disambiguazione)

Non credo affatto che l'italiano è migliore di chi lo rappresenta. Credo che chi lo rappresenta sia la diretta e speculare conseguenza dell'elettorato che lo elegge democraticamente. 
Io infatti mi batto molto di più per cambiare l'italia, piuttosto che cambiare chi la rappresenta, perché credo molto in questo meccanismo di consequenzialità: ovvero che cambiando (aprendo!) un pochino la testa di chi vota, prima o poi cambieranno anche i rappresentanti politici. Nel frattempo che vivo, sostengo anche quelli che lo meritano, che sono pochi ma esistono ancora, sparsi un po' qua e un po' là, impegnati in battaglie culturali territoriali concrete, smontando i poteri forti alla base, che può sembrare meno efficace ma che lo ritengo molto più efficiente del voto in cabina elettorale ogni cinque anni. 
E in molti ne sono convinti... non di sostenere la brava gente nelle battaglie giuste in maniera attiva (sia detto mai! giammai!) quanto piuttosto che votare ogni 5 anni sia una perdita di tempo. Costoro in parte sono quelli che non voterebbero mai, quelli che vorrebbero un sistema di delega vitaliazio che gli eviti di pensare troppo a cosa sia giusto e cosa sbagliato (che fatica prendere una decisione, che fatica assumersi la responsabilità di stare da una parte col rischio di metterci contro l'altra!!); gli altri invece sono coloro che stanno più a sinistra, stanno alternativi: quelli che sono soli e la chiamano unicità, quelli più scettici dei cinici, quelli oltranzisti, quelli così avanguardisti che stanno così avanti che... dove dovevamo arrivare? 
Finché un giorno non arriverà qualcuno che fino a ieri se ne fregava, ma che decidendo di cambiare la classe dirigente in un sol giorno si candiderà al grido di "tutti uguali"... trasformando e appiattendo barbaramente le differenze con un colpo di spugna tra chi da anni si impegna concretamente contro quel malcostume e i malcostumati di cui sopra. 
Ah mi dicono sia già successo :/ beh, uguali un caz! 
A occhio e croce sembrano contagiati dall'invasamento che sembrava solo grillino fino ad oggi: ma il fascino del lìder infallibile alla guida del partito infallibile sta prendendo il sopravvento sempre più anche "a sinistra", come fosse un ritorno di fiamma, un nostalgismo preoccupante, il colpo di coda dell'ideologia che è stata spappolata dallo scetticismo. 
E io che pensavo che potesse finalmente sorgere il sole del criticismo mi sbagliavo di parecchio. 
I veri uguali, sempliciotti e tagliateste, borghesotti qualunquisti, burocrati gattopardeschi di questo paese siete voi. Voi che mettete la bomba al ballo mascherato della celebrità, voi che sostituite ad un potere lo stesso tipo di potere. Giudicare è difficile e per uno restio al potere (sia subito che esercitato) come me è addirittura sbagliato. Eppure anche tu hai giudicato, come hai fatto con Craxi: ma ora come allora, per quello che hai fatto, per come lo hai rinnovato, il potere ti è grato. Il potere te ne è grato: e non il popolo di cui ti vanti di essere portavoce. Bisogna farne tanta di strada per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni. Non sono amante della violenza anche se la considero una risorsa, una scelta possibile (ma a me vengono in mente i partigiani e non i giacobini a differenza di molti). La violenza (tutti i tipi di violenza) è distruttiva e non costruttiva di un sistema di potere: quando costruisce un regime, ci allontaniamo di molto dalla mia idea di democrazia. Non sono mai stato comunista, falce e martello non l'ho mai votata e ho raggiunto l'età della coscienza sociale e poi via via politica solo quando buttarono giù le torri gemelle. Mi considero forse anarchico, mi considero deandreiano, mi considero gramsciano. Mi considero molto più semplicemente un uomo libero di questo territorio: e con libero intendo libero di scegliere da che parte stare. Non libero di non scegliere apaticamente. 
Questo mondo non è bello ma resto vivo. Questo paese non è bello ma resto in italia. Pavona non è bella ma resto pervicacemente pavonense. Questo mio partito non è bello ma trovo sempre qualcuno di buono da votare. Non ho detto che il mio è più bello del tuo, c'è del bello ovunque e abbiamo bisogno di tutti. Ho detto che io sto qua: c'è pur sempre bisogno di qualcuno che dia la preferenza ai giusti candidati nel pd. 
Detto ciò, io non sono un europeista di questa europa convinto, o meglio non sono convinto da questa europa in tutta onestà troppo troppo mittleuropea e poco mediterranea, in cui l'unico candidato che viva sotto il parallelo di Parigi è Tsipras. Già perché i candidati non sono solo due, anzi: c'è Jean-Claude Juncker (lussemburghese, del Ppe ovvero di centro-destra), Martin Schulz (tedesco, del pse ovvero di centro-sinistra), Guy Verhofstadt (belga, liberale, di destra), Ska Keller (tedesca, unica donna, dei verdi) e Alexis Tsipras (greco, sostenuto dalla galassia di sinistra). Sono europeista, voterò una brava persona come ilaria Bonaccorsi, anzi tre brave persone (seguendo tante logiche che non sto qui a sciorinare) visto che le preferenze sono tre. La voterò nonostante il Pd, come si è detto anche nell'ultima campagna elettorale. 
Già perché questo partito lascia veramente poco spazio alla mia persona e alla brava gente, quella libera, e sembra sia sempre più difficile vedere in fondo al tunnel, soprattutto adesso che il partito si sta aggrappando al segretario premier come fosse il sol dell'avvenire. Si perché odio il culto della persona e odio soprattutto i cani più realisti del re. 
Ad esempio la polemica sul concertone del primo maggio di piazza s.giovanni di Roma, ha messo in luce al pubblico questo snervante atteggiamento prono di servilismo. Odioso. I fan di renzi che attaccano pelù in difesa del lìder, screditando le sue parole non sul merito (parole vaghe, generiche e a loro modo qualunquiste anche se indirizzate a una persona in specifico, appunto renzi) ma con una dietrologia vintage: tirando fuori la storia della direzione artistica del festival di firenze. Io la vedo così: pelù ha sempre fatto campagna antirenzi sin dai tempi del sindaco, dai tempi delle primarie per il sindaco. Perché magari conosce i suoi supporters e non gli garbano, semplicemente. Quello quando ha vinto le amministrative lo ha silurato per non dargli visibilità, una tribuna cittadina, e consolidare il suo potere territoriale, come ogni sindaco fa in ogni città d'Italia. Se uno pensa che piero pelù possa aver detto quelle cose solo per ripicca al festival che non dirige più, forse non ha ben chiaro la storia del personaggio. Pelù era già famoso, stava già impaccato di soldi, potrebbe campare di rendita, un mestiere ce l'ha e non ne desidera un altro, non necessita di visibilità, né a firenze né in italia, né in politica. Al contrario il premerrenzi ai tempi aveva bisogno di mettere a tacere i suoi "oppositori culturali". Perché pelù non si sta candidando e di questo stiamo parlando: un oppositore culturale e non politico, a differenza di grillo che poi il politico si è messo a farlo davvero, da comico che era.
Cominciare a vedere i soldatini nel pd che difendono il premier del paese (segretario del più grande partito del paese) da un cantante considerandolo un avversario politico, mi da la misura di quanto mi stia stretta la situazione. La dissidenza culturale va ascoltata sempre, gli artisti non devono suonare il piffero a nessuna rivoluzione. Quando pelù sarà candidato contro renzi lo accuseremo di strumentalizzare la sua posizione e lo inviteremo a disambiguare le sue situazioni come oggi facciamo con grillo, che si spaccia per comico ma di fatto fa i comizi a 30 euro intascandosi il malloppo alla faccia del movimento. Fino ad allora, tifiamo rivolta e che viva El Diablo!



Io nel frattempo sto qui, in attesa che mi caccino e in attesa che qualcuno mi dica perché è sbagliato essere antimilitaristi, perché è oltraggioso pensare che "il bonus di 80€" non sia minimamente una riforma del lavoro concreata, che non aiuti a dare prospettiva di vita alla mia generazione. In attesa che i fans ritornino a fare i fans dei rockers e i politici tornino a fare politica su un pezzo di terra tra la gente vera tra le battaglie serie, che i cittadini tornino a fare i cittadini nel loro quartiere incalzando i politici sui problemi anziché mettersi a fare i politici a tempo perso, che i sindacati tornino a fare i sindacati e non solo i wedding planner, che gli strumenti di comunicazione tornino ad essere usati per la comunicazione anziché spacciati per partecipazione. In attesa insomma che possa esplodere la moda del pensiero critico che spinge ad essere militanti, in qualsiasi cosa si faccia: che si sia lavoratori, consumatori, politici, cittadini, associazioni culturali e di categoria.
Che si sia persone prima di tutto. Persone "gettate nel mondo" in un tempo e in uno spazio preciso e non avatar gettati a cazzo nel web: spaesati, straniati, delocalizzati (dimagriti, declassati, sottomessi, disgregati).

CHIEDITI SEMPRE COSA E' BENESSERE